La grande beffa di Higuain Il Toro gioca, il Napoli vince

Higuain

«Ladri, ladri». Il Napoli esce dal campo fra urla rabbiose e improperi assortiti degli spalti granata. Il gol di Gonzalo Higuain è uno scippo con destrezza: scippo perché era stato il Torino ad aver meritato i tre punti; mentre la destrezza è tutta del cannoniere argentino che, vinto un contrasto con Glik in modo non limpido, si è poi prodotto in una conclusione inesorabile. Che diventa un inno alla speranza in vista del Porto: sembra che la dea del calcio sorrida agli azzurri. E difatti i tremila partenopei presenti all’Olimpico accendono luminarie e cantano Oj vita mia . Ma sia chiaro che giovedì al San Paolo il Napoli per farcela dovrà anche giocare, bene, a pallone. Cosa che ieri sera per 85’ non gli è riuscita. Cosa che da un bel po’ di partite, per la verità, non gli riesce.

Il crescendo Come in un crescendo rossiniano, la squadra di Rafa Benitez è venuta fuori proprio in coda al match. 40’, Mertens dal limite obbliga Padelli a un tuffo; 41’, Insigne con un destro a giro fa di nuovo volare il portiere: 44’, su sventagliata di Hamsik, a centrocampo sgomitano Higuain e Glik, che nel contrasto ha la peggio e va a terra. A quel punto, come un cavallo da rodeo che si è liberato del cavaliere, Higuain galoppa come un fulmine verso la porta, difende la sfera mentre se l’aggiusta per il tiro e fa secco il portiere in uscita. Grazie alla prodezza del suo uomo migliore, al Napoli sono bastati 5’ per tenere viva la lotta per il secondo posto.

Il rimpianto Al Toro furioso, che deve digerire la quarta sconfitta di fila, resta la consapevolezza di aver giocato meglio e il rimpianto per i due legni colpiti da Bovo (28’, cannonata da fuori area praticamente all’incrocio) e Meggiorini (53’ sinistro piazzato sulla base del palo), più la prodezza di Reina sulla splendida conclusione di Darmian (55’) indirizzata sotto la traversa. Ma l’occasionissima da tre punti è capitata al 73’ sul destro di Ciro Immobile, azionato dall’intelligente e misurato assist di Kurtic. Era un rigore in movimento, Immobile avrebbe potuto tranquillamente stoppare e prendere la mira e invece si è fatto assalire dalla smania di calciare al volo per firmare un gol da cineteca, con risultato tragico: sfera in curva. Immobile è napoletano: core…grato.

La sorpresa Proprio il centravanti granata, insieme col compagno di merende Cerci, era stato inizialmente tenuto fuori da Ventura. Una scelta a sorpresa, difficile da comprendere considerato che il Torino non ha le coppe e quindi non deve fare turnover. A ogni modo anche da Meggiorini (non da Barreto, però) Ventura ha ricevuto l’aiuto che chiedeva agli attaccanti in un contesto prudente (difesa rigidamente a cinque) che ha esaltato l’ottimo periodo di forma di capitan Glik e l’intelligenza tattica di Darmian, abile a leggere i momenti in cui era utile inserirsi per sostenere le ripartenze. O soffocare la manovra altrui.

Difficoltà Già, il Napoli sul piano del giro palla proprio non si è visto. Con un Hamsik sempre lontano dal suo standard, un Jorginho timido, cui Inler non prestava valida collaborazione, e due terzini imprecisi quando c’era da appoggiare, Benitez ha visto la sua manovra affidata in prevalenza agli esterni, ma né Callejon, né Mertens sono riusciti a sfondare un muro sorretto pure da Bovo e Moretti. E quando il Toro aveva il possesso di palla nel giochino dei rientri e delle coperture riusciva spesso ad agire in superiorità numerica in mezzo al campo. Ci fosse stato il miglior Cerci al posto dello spento Barreto questa supremazia avrebbe dato frutti concreti. Invece Reina nel primo tempo si è dovuto difendere solo da una conclusione di Meggiorini. Mentre dall’altra parte Padelli osservava: il primo tiro degli azzurri è arrivato al 52’ (Higuain dal limite: centrale).

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DAL NOSTRO INVIATONICOLA CECERE
TORINO
«Ladri, ladri». Il Napoli esce dal campo fra urla rabbiose e improperi assortiti degli spalti granata. Il gol di Gonzalo Higuain è uno scippo con destrezza: scippo perché era stato il Torino ad aver meritato i tre punti; mentre la destrezza è tutta del cannoniere argentino che, vinto un contrasto con Glik in modo non limpido, si è poi prodotto in una conclusione inesorabile. Che diventa un inno alla speranza in vista del Porto: sembra che la dea del calcio sorrida agli azzurri. E difatti i tremila partenopei presenti all’Olimpico accendono luminarie e cantano Oj vita mia . Ma sia chiaro che giovedì al San Paolo il Napoli per farcela dovrà anche giocare, bene, a pallone. Cosa che ieri sera per 85’ non gli è riuscita. Cosa che da un bel po’ di partite, per la verità, non gli riesce.

Il crescendo Come in un crescendo rossiniano, la squadra di Rafa Benitez è venuta fuori proprio in coda al match. 40’, Mertens dal limite obbliga Padelli a un tuffo; 41’, Insigne con un destro a giro fa di nuovo volare il portiere: 44’, su sventagliata di Hamsik, a centrocampo sgomitano Higuain e Glik, che nel contrasto ha la peggio e va a terra. A quel punto, come un cavallo da rodeo che si è liberato del cavaliere, Higuain galoppa come un fulmine verso la porta, difende la sfera mentre se l’aggiusta per il tiro e fa secco il portiere in uscita. Grazie alla prodezza del suo uomo migliore, al Napoli sono bastati 5’ per tenere viva la lotta per il secondo posto.

Il rimpianto Al Toro furioso, che deve digerire la quarta sconfitta di fila, resta la consapevolezza di aver giocato meglio e il rimpianto per i due legni colpiti da Bovo (28’, cannonata da fuori area praticamente all’incrocio) e Meggiorini (53’ sinistro piazzato sulla base del palo), più la prodezza di Reina sulla splendida conclusione di Darmian (55’) indirizzata sotto la traversa. Ma l’occasionissima da tre punti è capitata al 73’ sul destro di Ciro Immobile, azionato dall’intelligente e misurato assist di Kurtic. Era un rigore in movimento, Immobile avrebbe potuto tranquillamente stoppare e prendere la mira e invece si è fatto assalire dalla smania di calciare al volo per firmare un gol da cineteca, con risultato tragico: sfera in curva. Immobile è napoletano: core…grato.

La sorpresa Proprio il centravanti granata, insieme col compagno di merende Cerci, era stato inizialmente tenuto fuori da Ventura. Una scelta a sorpresa, difficile da comprendere considerato che il Torino non ha le coppe e quindi non deve fare turnover. A ogni modo anche da Meggiorini (non da Barreto, però) Ventura ha ricevuto l’aiuto che chiedeva agli attaccanti in un contesto prudente (difesa rigidamente a cinque) che ha esaltato l’ottimo periodo di forma di capitan Glik e l’intelligenza tattica di Darmian, abile a leggere i momenti in cui era utile inserirsi per sostenere le ripartenze. O soffocare la manovra altrui.

Difficoltà Già, il Napoli sul piano del giro palla proprio non si è visto. Con un Hamsik sempre lontano dal suo standard, un Jorginho timido, cui Inler non prestava valida collaborazione, e due terzini imprecisi quando c’era da appoggiare, Benitez ha visto la sua manovra affidata in prevalenza agli esterni, ma né Callejon, né Mertens sono riusciti a sfondare un muro sorretto pure da Bovo e Moretti. E quando il Toro aveva il possesso di palla nel giochino dei rientri e delle coperture riusciva spesso ad agire in superiorità numerica in mezzo al campo. Ci fosse stato il miglior Cerci al posto dello spento Barreto questa supremazia avrebbe dato frutti concreti. Invece Reina nel primo tempo si è dovuto difendere solo da una conclusione di Meggiorini. Mentre dall’altra parte Padelli osservava: il primo tiro degli azzurri è arrivato al 52’ (Higuain dal limite: centrale).

La Gazzetta dello Sport