La giungla di bonus e indennità

Mauro-Moretti

E alla fine, dopo aver passato ai raggi X i bilanci e incrociato i dati con quelli degli altri Paesi europei si scopre che Mauro Moretti, il manager di Fs che ha sfidato il governo sui compensi, è quasi economico. Certo, i dipendenti delle Ferrovie la penseranno diversamente: per guadagnare quanto l’ad guadagna in un’ora, un macchinista esperto deve lavorare cinque giorni. Eppure gli 837.666 euro annui di Moretti non stridono. Fare paragoni è complesso, avvisano gli economisti della Voce.info Roberto Perotti e Filippo Teoldi.

Perché nelle buste paga intervengono fattori molto diversi, tra bonus legati ai risultati e indennità. A quanto pare, il 2012 (ultimo dato disponibile) è stato un anno particolarmente buono all’Eni, terminato con utile netto pari a 7,79 miliardi di euro, in rialzo del 13,5%. L’ad Paolo Scaroni ha guadagnato 6,4 milioni, e di questi solo il 28% come remunerazione fissa. Quasi 5 milioni sono stati frutto dei bonus. Per gli altri dirigenti, invece, la remunerazione fissa rappresenta il 71% del compenso. Claudio Descalzi, manager della divisione Esplorazione e Produzione, ha incassato poco più di 2,5 milioni. Il collega Angelo Fanelli, della divisione raffinazione e distribuzione, poco più di 1,1. Gli altri dirigenti con responsabilità strategiche (sono in 13) si sono divisi quasi 13 milioni: sostanzialmente 1 milione a testa. Tanto, troppo? Difficile capirlo.

Per quanto riguarda l’Italia, ragiona Filippo Teoldi, bisogna distinguere tra i manager e i dirigenti pubblici. Quest’ultimi guadagnano di più rispetto al resto d’Europa, mentre per manager pubblici i confronti sono complicati. L’ad (e presidente) della Zecca dello Stato guadagna 3 volte il suo collega britannico a capo della Royal Mint. «Se guardiamo invece Poste Italiane e le Royal Mail i fatturati sono simili, ma il presidente italiano percepisce 600.000, il collega inglese 232.000. Anche qui, tre volte in più».

E gli omologhi di Moretti? Alla francese Sncf c’è il tetto di 450 mila euro ma il presidente Guillaume Pepy ricopre cariche in quattro società. Alla tedesca Deutsche Bahn il numero uno Rudiger Gruber l’anno scorso ha staccato un assegno da 2,66 milioni di euro e gli altri quattro top manager del gruppo hanno guadagnato tra 1,33 e 1,76 milioni di euro. Paperone viaggia su rotaia pure in Gran Bretagna. I quattro top manager della Network Rail (sopravvissuta allo spezzatino) nel 2012 hanno guadagnato l’equivalente di 1,5 milioni di euro.

Chi può sorridere è Sarmi, numero uno di Poste, che ha incassato oltre 1,5 milioni. L’uomo che ha portato in Borsa le gloriose Poste britanniche, Donald Brydon, si è fermato a 200 mila sterline l’anno. Aspettando la stretta di Renzi, qualcuno ha già tagliato. «Per quanto mi riguarda – ha detto l’ad di Enel, Fulvio Conti – non voglio fare polemiche né essere particolarmente innovativo, ma nel 2013 ho tagliato il mio stipendio di circa il 40%, assieme a tutti i manager del gruppo».

Il compenso, come lui stesso ha ammesso, rimane 45 volte più alto rispetto a quello medio dei dipendenti. Il tetto che scatta a inizio aprile porterà un po’ di fibrillazioni nelle buste paga degli amministratori delle società pubbliche non quotate: sforbiciata in arrivo, ad esempio, per l’ad di Anas Cucci (nel 2012 ha guadagnato più del doppio rispetto al Primo presidente della Corte di Cassazione, il livello top a cui ora possono ambire i manager di Stato) e il direttore generale della Rai Gubitosi. Stretta pure su Mister Enav Massimo Garbini (503 mila euro). Riduzione anche per il numero uno del Gse, Nando Pasquali.

Si salvano le cariche apicali di Eur Spa: oltre 287 mila guadagnati dall’a.d. Riccardo Mancini, poco meno di 129 mila per il presidente Borghini. I tagli nelle quotate non saranno indicati dal Ministero, ma dovranno essere stabiliti in assemblea, per i manager dei gioielli quotati. Lecito, ragionavano ieri dal Tesoro – i cui rappresentanti sono vincolati a votare per la riduzione – attendersi qualche rinuncia da Flavio Cattaneo, amministratore e direttore generale di Terna a cui sono andati 2,35 milioni. Più complesso che si possa incidere su Finmeccanica: lo stipendio del presidente Giovanni De Gennaro sta sotto i 300 mila euro. L’ad Pansa ha rinunciato alla parte fissa.

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