La Germania teme gli effetti: «Guai a far saltare le riforme»

ANGELA MERKEL 3

Mario Draghi ha disegnato un Quantitative Easing su misura della Germania, ma l’establishment e l’opinione pubblica tedesca continuano a guardare con grande scetticismo al programma di acquisto di titoli pubblici che dovrebbe essere annunciato oggi dalla Banca Centrale Europea. «La Bce è indipendente, ma è importante che sia evitato ogni segnale che possa essere percepito come un indebolimento della necessità di riforme strutturali e di una cooperazione politico-economica più stretta tra i paesi della zona euro», ha avvertito ieri la cancelliera Angela Merkel: «Questo è quello che deve essere contrastato». Alla vigilia della riunione storica della Bce, sono tornati a farsi sentire anche due ex membri del Consiglio dei governatori, che continuano ad essere influenti sulla classe dirigente. I timori di una deflazione che giustificherebbero il Quantitative Easing sono «assolutamente esagerati», ha detto al quotidiano Handelsblatt Juergen Stark, l’ex capo economista della Bce che si era dimesso nel 2012 in polemica con la decisione di acquistare titoli dei paesi in difficoltà. Secondo Stark, il Quantitative Easing «non avrà effetto sull’economia reale, né sull’inflazione». Per l’ex presidente della Bundesbank, Axel Weber, non risolverà i problemi della zona euro. «Penso che ci saranno sempre dubbi sulla sostenibilità del progetto», ha detto Weber, che si era dimesso dalla Bundesbank per le stesse ragioni di Stark e ora presiede il colosso bancario svizzero Ubs.
I DUBBI
Negli scorsi giorni, i due tedeschi della Bce – l’attuale presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, e il membro del Board, Sabine Lautenschläger – erano tornati a esprimere la loro contrarietà a un programma massiccio. Dopo essersi assicurato una maggioranza dentro il Consiglio dei governatori, in un incontro a Berlino la scorsa settimana, Draghi è comunque riuscito a ottenere una copertura politica da Merkel, grazie al modo in cui il Quantitative Easing è stato disegnato. Secondo le indiscrezioni, ogni banca centrale comprerà i titoli del suo paese, azzerando così la condivisione del rischio tra i paesi della zona euro e assicurando che la Germania non si farà carico di eventuali perdite in caso di default di altri paesi. Ma la più grande preoccupazione tedesca, come dimostrano le parole di Merkel, è il cosiddetto «azzardo morale»: il pericolo che il programma della Bce, allentando la pressione dei mercati sui singoli paesi, scoraggi riforme e risanamento di bilancio.
«La Bce può essere solo parte della soluzione in Europa, in parte perché più fa, più incentiva i governi a fare meno», ha detto Weber: «Il vero problema è che (la Bce) continua a comprare tempo e il tempo non è usato per le riforme». Anche secondo il capo degli industriali tedeschi, Ulrich Grillo, «la politica monetaria da sola non è efficace». Alcuni analisti sottolineano che il Quantitative Easing in Giappone non ha prodotto gli effetti desiderati per la mancanza di riforme strutturali. Le concessioni della Commissione a Italia e Francia sulla flessibilità, adottate senza consultare gli altri governi, hanno rafforzato i timori della Germania sull’azzardo morale. A Bruxelles sono in molti a ritenere che, dopo il lancio del Quantitative Easing, Merkel e Draghi torneranno a spingere per il progetto di unione economica e di bilancio per la zona euro. Dietro a questa espressione si nascondono altri vincoli europei su conti e riforme.

Il Messaggero