La galleria infinita di Buffon e Pirlo

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Il giorno in cui Pirlo arrivò alla Juve, Gigi Buffon l’accolse così: «Quando vedo Andrea giocare, ho la prova che Dio esiste». Se in questi anni a Gigi fossero venuti dei dubbi, domenica sera a Marassi saranno stati sicuramente fugati. La punizione con cui Pirlo ha soffocato il Genoa, in effetti, non va catalogata alla voce miracoli perché Pirlo aveva già segnato gol altrettanto belli, ma di miracoloso c’è stato il modo in cui una Juve oggettivamente brutta ha resistito alle ondate degli avversari e poi ha addirittura vinto sfruttando l’unico tiro in porta della partita.

Una bella percentuale Gigi e Andrea sono due ragazzi che hanno fatto un bel pezzo di strada insieme. Si conoscono da anni, si stimano da sempre. Prima erano compagni solo in Nazionale, dal 2011 anche nella Juve e piovono scudetti. A Genova Buffon ha parato l’11° rigore in Serie A, il 27° della carriera: rispetto ai 111 che ha dovuto fronteggiare, si tratta del 24,3%. Se si considerano anche quelli sbagliati dal tiratore avversario (fuori, pali o traverse) la percentuale dei rigori che contro Buffon non sono stati segnati sale al 30,6%. Molto significativo, visto che ci avviciniamo al Mondiale, il dato riguardante la Nazionale: 4 parate su 4 rigori tirati (eccetto, ovviamente, le serie finali). Con l’intervento su Calaiò Buffon ha reso indimenticabile la presenza numero 476 con la Juve, quella che gli ha consentito di raggiungere Dino Zoff al quinto posto dei fedelissimi bianconeri. E dopo, quando la mezzanotte era ormai passata, ha chiacchierato senza fretta: «Non so dove arriverò in questa classifica e non ci penso. Uno dei miei segreti è stato quello di non avere obiettivi e forse per questo li ho raggiunti quasi tutti. Mi sono sempre allenato con professionalità ed entusiasmo. Questo è un bel gruppo: compatto, unito. Ci sono giocatori che hanno carisma ed esperienza, qualità che devono emergere in momenti come questo. Adesso proveremo a vincere a Firenze, ci teniamo. In uno spogliatoio come il nostro un pareggio è quasi un lutto visto che vinciamo l’85% delle partite. L’andata è stata favorevole alla Fiorentina, vedremo cosa accadrà al ritorno. In campionato al Franchi abbiamo perso e di sicuro contro il Genoa abbiamo speso molte energie psicofisiche. Ma la vittoria aiuta a recuperare più in fretta».

Lo specialista E la vittoria di Marassi è arrivata grazie alla magia di Pirlo. Dal dischetto spesso Andrea è stato impreciso. Sulle punizioni, però, è una sentenza: ne ha segnate 41 in carriera e 25 in Serie A. In questa stagione i suoi gol su calcio piazzato sono già quattro: contro Milan, Catania, Napoli e Genoa. Con la maglia bianconera è già arrivato a 10 reti su punizione in meno di tre anni, col Milan si era fermato a 14 in dieci anni. Con l’età si perdono magari alcune qualità fisiche, ma se ne perfezionano altre: ad esempio la mira. Pirlo, poi, ha una tale varietà di soluzioni da poter sempre sorprendere il portiere. Andrea può calciare sopra la barriera all’incrocio come a Genova, oppure basso sul palo del portiere come ha fatto spesso nella scorsa stagione, oppure può colpire con le tre dita facendo scendere la palla all’improvviso come contro il Napoli. A pensarci bene, è quasi come un rigore: il portiere non sa cosa fare e dove andare, aspetta di vedere come calcia Pirlo e poi si tuffa. Spesso è troppo tardi. Adesso Andrea è a soli 3 gol di distacco da Sinisa Mihajlovic, primatista in Serie A con 28 reti su punizione. Nella top ten ci sono nomi importanti: terzo Del Piero (22), quarti Baggio e Zola (20), poi Maradona (14), Platini, Chiesa e Recoba (13), Signori (12). Andrea prende la mira: il sorpasso in vetta è vicino. E Buffon continuerà a credere.

La Gazzetta dello Sport