La Finanza: irregolare il 68% degli appalti

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Come prima, più di prima. Col traino dell’Expo 2015, il volume di affari nel settore degli appalti pubblici, nel primo trismestre del 2014, è stato di 6,8 miliardi di euro ed è aumentato dell’82,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma con esso è lievitato il numero delle irregolarità: su 820 milioni di euro di appalti controllati dalla Guardia di Finanza, tra gennaio e aprile 2014, ben il 68% (pari a 560 milioni di euro) è risultato irregolare. E’ l’allarmante – e inedito – bilancio che il comandante generale della Guardia di Finanza, Saverio Capolupo, farà stamane alla Scuola di perfezionamento per le forze di polizia per fare il punto sulle «opportunità e micacce» nel settore degli appalti pubblici. Una stima che può considerarsi ”al ribasso”, visto che ancora non comprende i risultati di maggio dell’indagine sul mega appalto dell’Expo 2015. 
Dove corrono fiumi di denaro sono in molti a darsi da fare, il più delle volte corrompendo, per aggiudicarsi gare nei prosperosi settori pubblici della sanità, dei rifiuti, dell’urbanistica. In quattro mesi le Fiamme Gialle hanno denunciato 290 persone (74 pubblici ufficiali) per frode nelle pubbliche forniture e turbativa d’asta, di queste 26 sono state arrestate, mentre alla Corte dei Conti ne sono state segnalate 200 per oltre 108 milioni di danno erariale accertato. 
CARTELLI
Con un ammontare di circa 100 miliardi di euro l’anno (pari al 6% del pil), gli appalti possono garantire tra 11.700-15.600 posti di lavoro per ogni miliardo di euro investito. Ma l’illegalità, la mazzetta, il tornaconto personale alterano il mercato e avvelenano il pozzo della ripresa economica. La Guardia di Finanza e l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici hanno focalizzato quattro diverse tipologie di illecito. I ”cartelli preventivi” tra imprese per la spartizione degli appalti e il ”confezionamento su misura” di bandi di gara con la complicità di funzionari pubblici corrotti restano i sistemi più frequenti e collaudati. Anche a dispetto della crisi che – come dimostra la tangente dello 0,80% imposto dalla ”cupola” per l’Expo – ha fatto calare i prezzi rispetto all’epoca di Mani Pulite. A Brindisi, ad esempio, cinque dirigenti Asl, in cambio di gioielli, viaggi e denaro, fornivano i contenuti delle offerte ai titolari di imprese amiche per l’aggiudicazione di appalti ospedalieri. Le buste venivano aperte e richiuse con ”precisione chirugica”, utilizzando addirittura un bisturi da sala operatoria. 
COMPLICITÀ E MAFIE
Le gare su ”misura”, invece, hanno portato la procura di Monza a scoprire un giro di tangenti da 14milioni di euro versati a politici e funzionari di mezza Italia per vincere appalti nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti: i requisiti erano talmente stringenti da far vincere commesse per oltre 260 milioni di euro sempre la stessa impresa, la Sangalli Giancarlo & C. srl.
Ma è l’attività di una ’ndrina calabrese in Lombardia che, appena un mese fa, ha fatto scattare l’operazione ”Metastasi” della dda di Milano scoperchiando le connivenze con politici locali per la concessione del ’Lido Mare’ sul lago di Como. In carcere sono finite dieci persone, tra cui il presunto boss Mario Trovato, il consigliere comunale di Lecco Ernesto Palermo e il sindaco di Valmadrera Marco Rusconi.
SENZA GARA
Ci sono infine lavori che vengono affidati senza gara, sebbene sia prevista. Con prezzi gonfiati e assolutamente ingiustificati. Basti pensare che alla Asl di Foggia, ”oliando” chi di dovere, un flacone di disinfettante per sale operatorie veniva pagato 1.920 euro, mentre il valore d’acquisto del prodotto all’ingrosso non arrivava a 60 euro. 

Il Messaggero