La disoccupazione torna a salire, colpiti i giovani e le donne

LAVORO

Doccia gelata sull’euforia da Jobs act. La disoccupazione è tornata a salire, l’occupazione a scendere e, come ormai accade da anni, le principali vittime sono state i giovani e le donne. A febbraio – comunica l’Istat – il tasso di disoccupazione generale è al 12,7%, 0,1 punti in più rispetto a gennaio e 0,2 in più su base annua. L’esercito dei disoccupati in un solo mese si è ingrossato di 23.000 unità, nell’anno di 67.000. E nemmeno a dire che è “colpa” dei cosiddetti inattivi che hanno deciso di mettersi in gioco aumentando quindi le fila di chi cerca un lavoro: non è così perché gli inattivi sono aumentati (+0,1% che diventa +0,4% se riferito alla fascia degli under 25).
La situazione è ancora più grave se consideriamo che nel resto d’Europa invece le cose sono andate diversamente, anche a febbraio la disoccupazione è risultata in discesa un po’ dappertutto, attestandosi in media al livello più basso dal maggio 2012, l’11,3% (- 0,1% su mese, -0,5% su anno). Tanto per capire: in Germania dove la disoccupazione era già a livelli minimi (6,5%) hanno guadagnato un altro 0,1%, con un calo di 15.000 unità.

Con il nostro 12,7% siamo quindi ben 1,4 punti percentuali più su della media, al sesto posto (dopo Grecia, Spagna, Ungheria, Cipro e Portogallo) nella triste classifica di chi ha il numero più alto di cittadini senza lavoro. E purtroppo siamo addirittura sul podio, al terzo posto dopo Grecia e Spagna, per la disoccupazione giovanile (nell’eurozona in media è al 22,9%). A febbraio in Italia è schizzata al 42,6%, un aumento di 1,3 punti rispetto al mese precedente che ha di fatto vanificato tutti progressi registrati negli ultimi mesi, riportandoci ai livelli di un anno fa (+0,1 punti rispetto a febbraio 2014). Sono undicimila in più rispetto a gennaio i giovani che vorrebbero lavorare e invece sono a spasso.
LE VITTIME
Come se non bastasse anche il dato sull’occupazione è negativo. Sono 44.000 i posti di lavoro bruciati a febbraio e di questi ben 42.000 coinvolgono le donne. Il tasso di occupazione si è attestato al 55,7% in calo di 0,1 punti percentuali su base mensile. A livello annuo, comunque, il saldo resta positivo con 93.000 occupati in più. Ma per i giovani è una debacle: 40.000 posti persi nell’arco di un anno, 34.000 solo tra gennaio e febbraio.
I dati Istat hanno lasciato tutti stupefatti dato che arrivano dopo giorni in cui il governo ha parlato di 79.000 nuovi contratti a tempo indeterminato attivati nel primo bimestre. L’Istituto di statistica spiega che si tratta di dati non necessariamente in contraddizione: «possono anche essere transizioni dal tempo determinato e altri tipi di contratti». Insomma nuovo contratto non significa posto di lavoro in più. Se anche fosse così sarebbe comunque un trend positivo, osserva il ministro del Lavoro Giuliano Poletti: «Evidenziano una positiva crescita dei contratti a tempo indeterminato rispetto agli stessi mesi del 2014, che va nella giusta direzione di una stabilizzazione dei rapporti di lavoro». In ogni caso, sottolinea il ministro, «in coda ad una crisi è immaginabile che ad una fase positiva possa seguire una flessione».
GLI ATTACCHI AL GOVERNO
Ma le opposizioni non ci stanno. E sparano ad alzo zero. Grillo accusa il governo di diffondere «balle», la Lega lo paragona al Titanic e definisce le affermazioni di Poletti «schizofreniche», Forza Italia (con Brunetta, Toti, Bernini, Savino e company) si scatena via Twitter e parla di «flop act» arrivando a chiedere le dimissioni di Poletti. E valanghe di critiche arrivano anche dal gruppo misto, Sel e Fratelli d’Italia. Nel Pd con un po’ di imbarazzo si replica invitando ad attendere i dati dei prossimi mesi. Naturalmente in casa sindacale la preoccupazione è altissima. «Bisognerebbe smetterla di dire che la ripresa è dietro l’angolo» sibila Susanna Camusso (Cgil). Ci vuole «un patto sociale, il governo deve cambiare strategia» dice Annamaria Furlan (Cisl). E la Uil incita il governo a investire sulla crescita.
Che l’Italia vada ancora troppo lenta è dimostrato anche dai dati relativi al costo della vita. A marzo pur di fronte a un +0,1% nel mese, su base annua si conferma la deflazione con l’indice dei prezzi al consumo al lordo dei tabacchi in calo di 0,1%.

Il Messaggero