La crisi di Atene agita Draghi e Ue È giallo sugli aiuti di Putin a Tsipras

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Si intensifica il pressing dei paesi europei sulla Grecia. Atene non ha ancora presentato proposte di riforme ai partner comunitari che, se accettate, sbloccherebbero i residui 7,2 miliardi di fondi che allontanerebbero l’insolvenza del Paese. La scelta dinanzi al governo Tsipras oramai è chiara: raggiungere o no un nuovo accordo di salvataggio con governi e istituzioni Ue ed Fmi che già con due pacchetti di emergenza da 245 miliardi, hanno tenuto a galla il Paese sin dal 2010? Tutto ciò mentre si riaffaccia la possibilità che Atene possa ricevere da Mosca dai 3 ai 5 miliardi grazie alla firma di un accordo sul gas.
La girandola d’incontri del ministro delle Finanze greco Varoufakis, che nelle ultime ore ha incontrato il presidente Usa Obama, il presidente della Bce Draghi, il segretario al Tesoro Usa Lew e il ministro dell’Economia Padoan, non ha sortito gli effetti sperati. Nei corridoi delle istituzioni finanziarie di Washington più di un tecnico riporta la sensazione di inesperienza, di «dilettanti allo sbaraglio» che si riceve negli incontri con il nuovo governo greco. I momenti della verità arriveranno presto: il 24 aprile a Riga con il vertice informale dei ministri finanziari e l’11 maggio a Bruxelles in occasione dell’Eurogruppo formale. Un accordo entro la prima data appare sempre più difficile, la seconda data è pericolosamente vicina alla scadenza di grandi quantitativi di bond greci che vanno rimborsati.
Il MONITO
Proprio il presidente della Bce, Draghi trasmette il senso dell’urgenza necessaria: «Vogliamo tutti che la Grecia abbia successo. La risposta è nelle mani del governo greco. Alcune cose costruttive sono avvenute nel passato recente con la costruzione di un dialogo politico ben funzionante. Ora c’è bisogno di molto più lavoro ed è urgente. Un dialogo ben funzionante è necessario perché vogliamo raggiungere un pacchetto complessivo di politiche entro il quale le priorità del governo greco possano essere attentamente valutate». Per arrivare a «un forte pacchetto che produca crescita, equità, sostenibilità fiscale e stabilità finanziaria: i quattro obiettivi da raggiungere ma per arrivarci ci vuole un dialogo altrettanto forte. E se la crisi peggiora saremo in acque inesplorate». Comunque – ha aggiunto Draghi – «siamo meglio equipaggiati rispetto al 2012». Anche Padoan, segnala che la pazienza nei confronti di Atene sta per finire: «Stiamo andando – spiega – verso una continuazione del dialogo ma è assolutamente importante che il governo greco faccia delle proposte concrete di un piano di aggiustamento per concludere il programma. Queste proposte non sono ancora arrivate. Non stiamo parlando del fallimento della Grecia, stiamo parlando di un’Europa più forte in cui c’è il massimo d’integrazione e tutti devono fare la loro parte».
Come detto, però, secondo la rivista tedesca Der Spiegel, la Grecia punterebbe a incassare 3-5 miliardi di euro dalla Russia attraverso l’anticipazione ad Atene dei diritti di transito del futuro gasdotto Turkish Stream, che Mosca intende costruire per fornire gas all’Europa. L’articolo è stato smentito dal portavoce del Cremlino e ha ricevuto un commento lapidario dal ministro greco Varoufakis: «La nostra crisi va risolta dentro la famiglia europea».

Il Messaggero