La crisi del calcio italiano

Calcio Italiano

Quando si parla di crisi del calcio italiano gli argomenti che più spesso vengono trattati per affrontare il problema, sono quelli della progressiva fuga dei campioni dalla nostra serie A, la poca competitività economica dei nostri club e i nostri stadi che ormai sono vecchi, brutti e sempre più vuoti. Tutto ciò è vero per carità, ma per affrontare il problema bisogna partire dalle origini e non soffermarsi su quelli che ormai sono solo disastri conclamati che anche il più ottuso e stupido degli ultrà e in grado di vedere da solo. Facciamo un salto indietro di venti anni esatti e torniamo al lontano 1994. In quell’anno la nostra Serie A era ancora unanimemente riconosciuta come il campionato più bello, più ricco e più difficile del mondo. Quell’anno il Milan vinse la coppa dei campioni contro il Barcellona per 4-0, il Parma arrivò in finale e perse contro l’Arsenal in coppa del coppe e l’Inter che nel nostro campionato arrancava e a momenti rischiò di andare in serie B, vinse facilmente in coppa Uefa contro l’Austria Salisburgo. Inoltre nel nostro campionato giocavano tutti e dico tutti i migliori giocatori del pianeta. Un grande campione non poteva definirsi tale se non passava dalla nostra Serie A, tanto che in quel periodo era molto in voga la teoria secondo cui i vari Pelè, Eusebio, Crujff e Best erano stati grandi giocatori,ma non avevano mai messo piede in Italia…insomma eravamo i migliori in tutto anche nella spocchia. Eppure proprio in quel periodo, già c’erano i primi segnali di come le cose in futuro sarebbero cambiate. Infatti mentre noi Italiani ci sollazzavamo come cicale nel campionato più bello del mondo, tronfie e presuntuose, altrove si gettavano le basi per il calcio del futuro. In Inghilterra ad esempio, stadi che fino a pochi anni prima erano vetusti e decadenti come l’Old Trafford Anfield Road e il St James Park, si rinnovavano, aumentando la capienza, aggiungendo nuove gradinate, e soprattutto cacciando in malo modo i facinorosi dai propri campi.

La premierleague era nata da appena due anni, ma già faceva parlare di sé per l’organizzazione finanziaria, per i diritti tv e per gli stadi che diventavano sempre più belli. Proprio in quell’anno il campionato inglese superò per la prima volta come volume d’affari complessivo la nostra serie A. Tuttavia anche altrove le cose cambiavano rapidamente, in Spagna ad esempio il Barcellona che fino al 1990 era stato un club alla stessa stregua di un Atletico Madrid e non aveva mai vinto la coppa dei Campioni e in tutto vantava la miseria di 9 lighe, proprio in quei primi lontani anni 90, gettava le basi della sua attuale grandezza e dal 1990 al 1994 vinceva 4 lighe di fila e la prima coppa dei campioni nel 1992 proprio contro un’italiana, la Sampdoria di Vialli e Mancini. Inoltre il club blaugrana, già cominciava a prendere dei campioni, alcuni dei quali non sarebbero mai venuti nella nostra serie A e mi riferisco ai vari Romario, Koeman e altri come Figo e Stojchkov che sarebbero arrivati da noi solo quando ormai erano spremuti come limoni. Insomma a ben vedere i primi piccolissimi segnali di declino per noi italiani già si intravedevano, per chi sapeva guardare. Ebbene noi oggi siamo esattamente a parti invertite, loro sono i migliori e noi siamo solo dei comprimari eppure a ben vedere, proprio ora, che la nostra miope classe di giornalisti sportivi non fa altro che piangersi addosso, (cosi come allora si pavoneggiava) io vedo i primi segnali di rinascita. Quest’anno dopo anni di vacche magre finalmente si è rivisto qualche giocatore degno di nota nel nostro campionato, mi riferisco ai vari Higuain, Tevez, Callejon, Gomez, Strootman, Llorente, Maertens…e inoltre anche gli stadi cominciano a essere rinnovati. Lo Juventus stadium va a gonfie vele da ormai tre stagioni, l’Udinese sta rinnovando il vecchio Friuli e proprio ieri la Roma ha presentato il progetto per un nuovo magnifico Colosseo in versione calcistica. Insomma a ben guardare qualche piccolo segnale di rinascita si intravede. Però quello che non si intravede per niente è la nostra cultura calcistica, quella rimane sempre bassa, identica a quella che era venti anni fa. In Italia si tifa sempre più spesso e solo contro, anziché a favore.

La stessa classe giornalistica si è fatta contagiare da questo orribile virus e sempre più spesso si vedono articoli e titoli di giornale visibilmente faziosi. Inoltre i siti online dei nostri quotidiani sportivi sono diventati degli autentici bordelli dove i commenti degli utenti sfociano sempre più spesso negli insulti contro il tifoso avversario. Invece i commenti sono inesistenti laddove si parla di temi tecnici e calcio straniero. Eppure basterebbe andare sui siti online di giornali stranieri come Marca in Spagna o l’Equipe in Francia e noteremmo con stupore come nella sezione riguardante il nostro calcio, i tifosi spagnoli e francesi discettano con dovizia di particolari e cognizione di causa sul nostro tanto vituperato campionato, segno questo, che forse all’estero ci tengono ancora in considerazione, molto più di quanto non si faccia noi stessi…in conclusione quindi basta piangere e rimbocchiamoci le maniche a partire da noi tifosi.

Altaires