La Crimea: andiamo con Mosca

Crimea unrest - front slide

KIEV Il parlamento della Crimea ha votato ieri all’unanimità in favore dell’adesione della regione alla Russia, come soggetto della Federazione russa: lo ha annunciato il primo vice premier locale Rustam Temirgaliev. Inoltre ha formalizzato la convocazione del referendum che dovrà confermare o meno la decisione. Il referendum, fissato per 16 marzo, proporrà un’alternativa ai cittadini della Crimea (in maggioranza russi e russofili): volete tornare alla costituzione del 1992 oppure aderire alla Federazione Russa?
Ma il governo ucraino non ha la minima intenzione di lasciare che la Crimea cada nelle mani di Mosca, e tuona da giorni contro le autorità filorusse della penisola sul Mar Nero ribadendo che la secessione è «incostituzionale». Eppure, a parte le parole, Kiev sembra impotente di fronte all’aggressione militare russa.
Da Bruxelles il premier di Kiev, Arseni Iatseniuk, alza la voce contro i filorussi di Crimea: il referendum secondo lui «è illegittimo» e «la Crimea è e resterà Ucraina». Il presidente ad interim Oleksandr Turcinov è ancora più duro: parla di «una farsa» e di «un crimine contro l’Ucraina commesso dai militari russi» che hanno ormai di fatto il controllo del territorio. Dalla parte di Kiev si sono schierati molti leader internazionali, dal presidente Usa Barack Obama al presidente Ue Herman Van Rompuy alla cancelliera tedesca Angela Merkel. Ma, legittimo o illegittimo, il referendum si farà. Sia il parlamento della Repubblica autonoma di Crimea che il Consiglio della città-regione di Sebastopoli hanno fissato la data per il 16 marzo.