La coperta corta di Renzi Serve stabilità fiscale

RENZI
Se il Governo non garantisce la stabilità fiscale per almeno l’intera legislatura, circa quattro anni, né le famiglie, né le imprese potranno fare i loro conti per consumare, risparmiare e investire e dobbiamo scordarci che la crescita reale possa raggiungere quel 3-4% necessario per ricaricare l’offerta di lavoro. 
Le tasse incidono ormai negativamente sullo sviluppo soltanto a parlarne. Le risorse necessarie al Governo per lenire i costi sociali della crisi e prendere qualche iniziative di rilancio della domanda aggregata devono provenire solo dal taglio della spesa pubblica improduttiva e dalla riduzione del debito pubblico in circolazione da ottenere, mettendo l’intero patrimonio pubblico al servizio di questa operazione. 
Se ben fatta, con questa operazione si potrebbero liberare almeno 20 miliardi di euro che, investiti in attività produttive, darebbero una crescita capace di far riprendere un minimo di occupazione, riaprendo le speranze di un futuro migliore. 
Ciò non sembra si voglia fare e, se in alternativa si continua a vendere speranze spacciando mere previsioni econometriche di ripresa, le aspettative di consumo e di investimento peggiorano.
Tassazione ferma per una legislatura e riduzione dello stock di debito pubblico poggiando sul patrimonio dello Stato sono però condizioni necessarie, ma non sufficienti.
Occorre anche operare sul secondo e più importante motore dello sviluppo, quello delle costruzioni, che ha sempre ben operato a fianco delle esportazioni, dando il tono al ciclo economico. 
Per farlo si deve indurre l’Ue ad attuare le grandi infrastrutture europee e il Governo italiano ad abbracciare un piano di rilancio dell’edilizia sociale e innovativa. 
Per raggiungere questo obiettivo occorre fare riprendere l’offerta di credito nel settore, anche convincendo la Banca Centrale Europea ad acquistare le cartelle fondiarie, come ha fatto la Fed, la banca centrale americana. 
La ripresa degli Stati Uniti è cominciata così, perché non va fatto lo stesso anche da noi? In particolare nella Sardegna la cui dipendenza dal ciclo delle costruzioni è quasi totale.