La beffa delle cartelle di Equitalia: in fila per sapere quanto pagare

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Piccola scalinata, una porta a vetri: sul primo sportello che s’incontra c’è scritto «informazioni», e alle 10 e venti di ieri mattina, dietro il vetro, un impiegato si lamenta al telefono con un funzionario: «Scusa, ma la coda sta diventando ingestibile». Ufficio dell’anagrafe del Comune di Milano. Qui Equitalia, da un paio di mesi, ha depositato una mastodontica mole di cartelle esattoriali. Quelle che prima venivano recapitate a casa dei cittadini, con una raccomandata. Nella «casa comunale» approdavano solo le cartelle degli «irreperibili», per lo più stranieri, andati a vivere chissà dove e ai quali era impossibile notificare gli avvisi di pagamento. Da qualche settimana invece, in città, è in corso una mutazione di cui nessuno sa dare conto: il popolo degli «irreperibili» è aumentato a dismisura. Una sola cosa è chiara. Equitalia sta lasciando in Comune anche molte cartelle di persone che invece hanno una residenza ben definita. E che oggi sono costrette a una piccola odissea burocratica per andare a ritirare la cartella, tra ritardi, confusione, appuntamenti telefonici e prenotazioni che saltano. Per avere un’idea: in soli due giorni, il 12 e il 14 marzo, Equitalia ha rovesciato sul Comune 1.695 cartelle esattoriali.

La bastonata: tasse e multe arretrate da pagare. E la beffa: l’ordine di pagamento bisogna andare a ritirarselo. Che succede? Difficile spiegare. Poche certezze. Nel grande salone dell’anagrafe di Milano è comparso un cartello: «Ritiro atti Equitalia già prenotati». Quel servizio, prima, era piuttosto residuale. Oggi, invece, assorbe decine di persone in coda ogni mattina, e molti impiegati. Ogni tanto, poi, si inceppa: 10 marzo scorso, solita fila di cittadini; per un errore, dai magazzini sono però arrivate le cartelle da consegnare alle persone prenotate per il giorno dopo. Risultato, una mattinata buttata.

Il meccanismo, in sé, è banale: invece che spedire gli atti, Equitalia manda a casa un «avviso di deposito» che dice di andare in Comune a ritirare la cartella. Commento (logico) di un uomo in attesa ieri mattina: «Ma se ho ricevuto la lettera e sono qui, significa che non sono affatto un “irreperibile”». Spiega l’avvocato Maria Cristina Pustorino: «Quella in “casa comunale” è una modalità di notifica irregolare e crea un grave disagio sia per i cittadini, sia per l’ente pubblico che si trova a gestire un aggravio di lavoro di cui non dovrebbe farsi carico».

E questo è il passaggio successivo. Il Comune di Milano, che si ritrova a gestire le consegne per questa massa di «irreperibili» (che invece poi si presentano ligi e puntuali a prendere gli atti che li riguardano), ha già chiesto a Equitalia una relazione «anche a tutela dei cittadini, che non possono e non devono subire i disagi legati alle procedure seguite dalla società. Proprio il fatto di non avere il diretto controllo sulla riscossione – spiegano da Palazzo Marino – è uno dei motivi per cui il Comune sta passando in questi mesi alla riscossione in proprio».

Perché il tema di fondo resta quello: quanto si incassa. Tra 2000 e 2011, Equitalia ha inviato oltre un milione e 640 mila cartelle per debiti dei cittadini verso il Comune di Milano. Incasso complessivo (previsto): 890 milioni (470 per multe non pagate, oltre 270 per la tassa sull’immondizia), una somma che basterebbe a risanare il bilancio per anni. Somma realmente incassata: meno di un decimo, 66 milioni. Per questo Milano sta passando alla riscossione «in proprio». E per questo l’esercito dei «falsi irreperibili» rischia di rappresentare un nuovo rischio: alcuni avvocati stanno già inserendo la notifica in «casa comunale» nei loro ricorsi contro le cartelle.

CORRIERE DELLA SERA