Klose solo per la Lazio

Klose

«Ho vinto tutto, ora l’addio alla Germania». Miroslav Klose chiude così l’ultima pagina della sua storia con la nazionale tedesca. A 36 anni, senza altro da chiedere a una carriera da Mito. La Coppa del Mondo al cielo verdeoro, quello era l’ultimo scalino per l’Olimpo. Quando arrivi in cima, non puoi far altro che goderti il panorama, avrà pensato Miro: «Con il titolo in Brasile ho realizzato un sogno d’infanzia, è stato un successo unico e memorabile, come ne ho vissuti tanti altri con la maglia della Germania. Non ci poteva essere momento migliore per chiudere la mia avventura con la Nazionale tedesca».

E ora solo la Lazio. Sorride Pioli, adesso Klose è un campione tutto suo. Via i fantasmi e le critiche, quelle che volevano un Miro a mezzo servizio, col Mondiale e basta nella testa. Che a recuperare da qualche infortunio, nell’ultima stagione, sembrava averci messo troppo quasi a preservarsi per la spedizione a ritmo di samba. Appena una settimana fa ha riabbracciato la Lazio e i suoi compagni, conosciuto finalmente il nuovo tecnico, s’è detto pronto a mirare il top. Sì, anche in biancoceleste. Perché certo non saranno bastati neanche a lui gli 8 gol in 29 presenze dell’anno passato. Domani svolgerà le visite mediche d’idoneità in Paideia, poi dovrebbe concedersi in una conferenza stampa a Formello e comincerà la sfida con Djordjevic per un posto da titolare. Dopo l’addio alla Germania, questa potrebbe essere la sua pagina finale nel calcio giocato, vorrebbe chiudere la carriera proprio alla Lazio: «Parto dal presupposto che sarà il mio ultimo anno. Il mio contratto scade nel 2015, c’è un’opzione per prolungarlo, ma dipenderà da come starò. Poi voglio tornare in Baviera e allenare». O forse no, perché Klose adora l’Italia e Roma, e pure la sua famiglia. Il club biancoceleste non ci penserebbe due volte nel proporgli un ruolo dirigenziale in società. Miro è un idolo ovunque vada, sarebbe un perfetto uomo immagine per portare nel mondo il nome della Lazio.

Danke, Miro. Dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno. L’annuncio ufficiale l’ha diramato la Federazione tedesca, Klose ci pensava già dall’incoronazione ad Hannover di domenica. Aveva chiacchierato con Loew, il ct della Nazionale gli aveva ribadito la sua stima: «Sapevo che sarebbe stato irremovibile nella sua scelta. Lui è una star internazionale, uno dei più forti attaccanti che siano mai esistiti. Eppure è sempre rimasto con i piedi per terra, esempio di modestia e professionalità, ci mancherà. Ma quello che ha fatto in carriera, difficilmente potrà essere eguagliato». Il coro è unanime, fanno eco tutti i rappresentanti del Dfb, i suoi compagni di squadra da Podolski a Ozil, anche la serie A italiana.

Perché la reverenza se l’è conquistata in una carriera di record assoluti. 71 gol con la maglia teutonica, a dribblare Muller come miglior marcatore della Germania. Poi in Brasile s’è smarcato pure Ronaldo ed è diventato il Fenomeno: 16 reti e miglior marcatore anche nei Mondiali. 137 presenze con la maglia tedesca, per gettoni in campo è il secondo in assoluto, prima di lui Lothar Matthäus.

Il panzer biancoceleste è storia e «né sa quando una simile orma di pie’ mortale la sua cruenta polvere a calpestar verrà». Certo, bomber Muller lo rincorre veloce quel record. Ma, intanto, è ancora lui Napoleone. Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza. Ma intanto il mondo del calcio, tutto, s’inchina a Miro Klose.

IL TEMPO