KEITA, IL GIOCOLIERE DAI PIEDI DI VELLUTO

Lazio Atalanta Keita' 2

Quattro petali di talento in volo: benedetta Primavera, ora è davvero sbocciato Keita. Figlio dei fiori, nuovo nettare della Lazio, godetevi tutti i frutti del maestro Bollini e il bastone-carota di Edy: destro, sinistro fulminante al Sant’Elia, davvero una Maravilla. Il predestinato Diao domenica scagliava di nuovo all’angolino il suo futuro, impressionante visione quel calcio in porta. Servito dal dono di Klose: è Miro il segreto della sua crescita, il suo unico padrino. Il panzer se lo coccola, è il solo che riesce a domarlo: i due adesso studiano insieme i movimenti durante la settimana, parlano di continuo, così uno realizza i desideri dell’altro. Un’altra stella al fianco di Keita, a 10 anni pretendeva già d’illuminare Eto’o al Camp Nou: «La cosa che mi piace di più? E’ segnare e fare bei passaggi». Ora, più che maggiorenne, gli credono tutti.
GLI SCHERZI
Diciannove anni compiuti lo scorso 8 marzo, con una lametta tagliente scansionava l’erba domenica, questo giovanotto sfacciato. Continuano le “keitanate” a Formello, ma Reja le censura in maniera maniacale: quando sgarra o risponde male, lo minaccia di rispedirlo in Primavera. Da un mesetto Diao è impeccabile, non certo un chierichetto. Eppure se il calcio è fede, lui è devoto al dio gol: il quarto a Cagliari – dopo Parma, Napoli e Chievo – in campionato in 16 presenze (appena 6 dal primo minuto). Pochi dubbi: è l’attaccante della Lazio che verrà. Quando sbarcò da Barcellona era un sedicenne incosciente e spavaldo, tanto da dire no a Pep Guardiola per ripicca: lui lo aveva spedito al Cornellà per punirlo del famoso scherzo dei cubetti di ghiaccio nel letto di un compagno, Keita mesi dopo rifiutò il nuovo contratto. Snobbò le avance di Real e Juve e firmò con la Lazio il 1 luglio del 2012: indennizzo di 500mila euro al Barcellona per la formazione. Un affare d’oro.
MAESTRO MIRO
Nell’esplosione fisica il salto di qualità. A Keita già sorridevano dribbling, velocità e tecnica. Col pallone è un pittore, Reja gli chiede solo più intensità, anche in allenamento. Il Balde giovane deve scoprire il sacrificio (fuori dal campo), così immerso com’è nel Mito. Vuole rubare il carisma di Klose, allora deve imitarne l’umiltà. Il panzer lo adora, gli indica dove vuole l’assist e dove lo restituirà. Così è nata la rete al Sant’Elia, nello studio delle stelle. Palla incollata, slalom, gran gol disegnato a matita da Keita, con quelle gambe appuntite. Rete dipinta come la magia dell’esordio Primavera nel 2012. E’ cresciuto tanto in due anni, ma non è ancora uomo. Domenica si lanciava fra le braccia di Ciani per ringraziarlo dell’oracolo del gol, a casa fra quelle del fratello maggiore (22enne) con cui vive da poco a Roma. Con un orecchio indirizzato sempre alle prodezze sulle ramblas: il piccolino di casa, Mamadou junior Keita, classe 2001, a Barcellona ha già superato il record di gol di Diao. Che intanto aspetta a breve il suo passaporto spagnolo per volare in Nazionale, dopo il decollo biancoceleste. Senza turbolenze. Perché nei prossimi 4 anni Keita percepirà un milione di euro: non sarà certo lo stipendio degli idoli Ribery e Cristiano Ronaldo, ma la garanzia estiva di Lotito d’averlo blindato sino al 2017. Perché Keita ha tutta la Lazio davanti.

Il Messaggero