Juventus-Roma, Rocchi ammette: “Prestazione non ottimale”

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Il 5 ottobre la partita delle polemiche. A distanza di due settimane l’arbitro Gianluca Rocchi torna su Juve-Roma (3-2 per i bianconeri con proteste da entrambe le parti) e ammette: ”La mia gestione dell’episodio del rigore di Maicon è stata anomala – ha detto l’arbitro in un’intervista a Donatella Scarnati per Il Processo del Lunedì -, diciamo che una gestione non equilibrata della situazione ha creato tensioni tra i calciatori e nei confronti dell’arbitro. Dispiace che la mia prestazione non sia stata ottimale, da questo punto di vista potevo fare meglio”. Parole che inevitabilmente riaprono il caso Juve-Roma…

MEA CULPA — E poi ancora: ”Dopo aver rivisto la partita per valutare e rivedere, come faccio sempre, il mio operato, l’analisi più dura è stata proprio su quell’episodio. Diciamo che una gestione non equilibrata della situazione, probabilmente ha creato delle tensioni tra i calciatori e nei confronti dell’arbitro, quindi potrebbe essere questa la chiave di lettura per capire poi cos’è successo durante la partita. Credo di avere mille difetti ma soprattutto un pregio, di assumermi sempre le responsabilità delle cose che faccio. Mi assumo la responsabilità di aver fatto delle scelte, che sono state difficili. Noi siamo lì per decidere e ho cercato di farlo nel miglior modo possibile, senza ripensamenti o senza dubbi. È chiaro che poi quando prendi delle decisioni puoi creare tra i calciatori e nell’ambiente un clima di tensione o comunque di non accettazione. Da questo punto di vista una responsabilità credo di averla”.

FERITE — Ma tra le tante accuse seguite a quell’arbitraggio, Rocchi alcune non le dimenticherà facilmente: “Nel dire che era designabile Rizzoli non c’è niente di strano, un collega che stimo tantissimo, il più bravo del mondo. Dispiace perché sembrava che non fossi in grado di farla questa partita, quando invece io la mia esperienza ce l’ho. Non era la prima volta che arbitravo Juventus-Roma e fortunatamente le altre volte era andata decisamente meglio, per cui un po’ mi ha ferito. Dispiace che la mia prestazione non sia stata ottimale, potevo fare meglio e dispiace per chi ti ha affidato questo incarico. Sinceramente mi è dispiaciuto molto sentire dei giudizi non proprio lusinghieri sulla designazione. Quando arbitro quello che vedo faccio. Il 95% delle mie decisioni sono legate alla mia esperienza. Nella maggior parte delle volte sono state decisioni corrette e se sono arrivato dove sono arrivato è proprio per questa caratteristica”.

PERIODO DURO — Due settimane difficili per il direttore di gara toscano, sotto i riflettori, ma lontano dal campo. “Non sono state tra le più semplici: ho cercato di metabolizzare quello che era successo, stando in famiglia, con i miei figli, sanno che in questi momenti bisogna avere un po’ di pazienza in più perché me la prendo molto. Poi passa, però quando ricevo una delusione ci rimango male. E mi sono allenato più di prima per cercare di essere pronto per il rientro. Non è stato un periodo facile anche perché si è parlato quasi solo esclusivamente di questa partita”.
BRAVO PALLOTTA — “Non mi permetto di giudicare nessuno, ma vorrei invece sottolineare le dichiarazioni del Presidente della Roma perché ha chiesto di abbassare i toni e credo che sia l’atteggiamento giusto. Il violino di Garcia? Un gesto che non possiamo tollerare, non regolamentare. Mi è dispiaciuto in quel momento espellerlo perché non fa mai piacere allontanare un allenatore in particolar modo in una gara del genere, ma ho ritenuto corretto farlo. Io sono lì per applicare il regolamento e non posso permettere un determinato atteggiamento.
SUDDITANZA PSICOLOGICA — “Quando arbitro la Juventus, arbitro una squadra come tutte le altre. Lo testimonia la mia storia. Il mio obiettivo è di essere il più equilibrato possibile nelle decisioni e non guardo assolutamente il colore della maglia. Questa partita non condizionerà la mia carriera. Mi auguro di no e credo di no. Nella carriera di un arbitro ci sono momenti dove le cose non vanno come dovrebbero andare. Credo che la qualità di un arbitro o di un calciatore non dipenda da una partita, credo sia giusto avere un momento di riflessione, di pausa, andare su partite di una fascia magari inferiore e poi tornare a livello alto. Ho fatto quello che ho sempre fatto, dando il massimo. Non posso avere rimpianti. Quando fai l’arbitro conta anche la fortuna”.
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