Juventus-Inter in 5 sfide: da Buffon-Handa a Tevez-Icardi, che equilibrio

TEVEZ_CARLITOS
“Cosa accomuna questa Inter alla prima Juve di Conte, quella del 2011? Per ora solo il fatto di avere pochi soldi da spendere”. Roberto Mancini, uomo dalla brillantezza non comune oltre che tecnico di spessore internazionale, è il primo a sapere che la sua Inter stasera allo Juventus Stadium non va certo in campo da favorita. 18 punti di distacco in 16 partite sono tantissimi. Ma il calcio non è catalogabile tra le scienze esatte: Juventus-Inter sarà molto più equilibrata rispetto a quanto farebbero pensare certi numeri. E se la Juventus è al momento superiore, sia sul piano delle individualità che del collettivo, dall’esito di 5 confronti potrebbe dipendere molto del risultato finale della partita.
BUFFON-HANDANOVIC — Il meglio che la Serie A può offrire in porta. Anche chi non considera lo sloveno davanti a Buffon, ammette che Handa tallona da vicino Gigi, che sembra una di quelle macchine che viaggiano sulla corsia di sorpasso e hanno alle spalle la fuoriserie che lampeggia impaziente per passare avanti quanto prima. Buffon resta su livelli eccelsi, anche se la fabbrica dei miracoli degli anni d’oro sembra aver risentito del trend negli ultimi anni delle piccole e medie imprese italiane. È il confronto più equilibrato, anche se sulla carta il portiere dell’Inter potrebbe avere più lavoro da sbrigare.
BONUCCI/CHIELLINI-RANOCCHIA/JUAN JESUS — Anche qui, se ci basiamo sulle cifre c’è poca storia. La difesa dell’Inter ha subìto 23 gol, quella della Juve, che pure nella recente Supercoppa non ha convinto, solo 7. Il lungo infortunio di Barzagli ha costretto Bonucci e Chiellini a fare gli straordinari, metabolizzando al meglio il passaggio dalla difesa a 3 quella a 4. Da applausi la stagione dell’ex Bari, sempre più Bonucciauer e sempre meno superficiale nelle giocate. Elegante ma straordinariamente efficace, sta giocando su livelli da primi 5-6 centrali d’Europa. Non è un caso che Van Gaal lo stia seguendo con attenzione. E accanto a lui il compagno di reparto è una certezza. Quando imposta è bello da vedere come la Tangenziale di Milano nelle ore di punta, ma quando deve marcare, che poi è il suo lavoro, ce ne sono pochissimi superiori a lui. In casa Inter, si aspetta di capire se Ranocchia e Juan Jesus possono essere la coppia su cui costruire il futuro. Il talento di Ranocchia non si discute: fisico e tecnica sono da primo della classe. Deve cancellare alcuni errori ed essere più attento e concreto se vuole lasciare lo status di eterna promessa. Come il compagno di reparto, veloce e cattivo ma non sempre affidabile. Il futuro è nelle loro mani: Mancini sarebbe felicissimo di costruire le fondamenta dell’Inter su di loro, ma vuole segnali già dai duelli con Tevez, Llorente ed eventualmente Morata.
TEVEZ-ICARDI — Entrambi argentini. E con un senso del gol che li mette di diritto tra i principali favoriti per la vittoria nella classifica cannonieri. Le analogie si fermano qui: formidabile uomo squadra l’Apache, sempre nel vivo del gioco, terrificante finalizzatore Maurito, centravanti classe 1993 che in area di rigore è una sentenza. Tevez ha già detto che a giugno 2016 se ne vuole tornare a casa, Icardi piace a più di una grande d’Europa e non ha ancora firmato il rinnovo contrattuale. Ma se Tevez ha in Llorente un partner ideale, il centravanti dell’Inter spera che il 4-3-3 sognato da Mancini gli regali più palle giocabili nel suo territorio di caccia preferito. L’Apache non ha mai segnato all’Inter e l’anno scorso in Champions ha fatto 2 volte scena muta di fronte al suo ex tecnico, che guidava il Galatasaray. Icardi invece si è rivelato al grande pubblico con una doppietta segnata proprio a Buffon allo Stadium con la Samp. E anche in quel 2013 era il 6 gennaio. Che sia la serata giusta per zittire chi dice che i suoi 8 gol sono stati segnati a squadrette?
MORATA-PODOLSKI — Ecco le mosse che possono cambiare Juventus-Inter a gara in corso. Lo spagnolo, a cui sono bastati i minuti di recupero di Juve-Udinese per far vedere che è un grande attaccante, non è ancora riuscito a sfondare. Allegri lo vorrebbe più cattivo e non gli ha ancora dato quelle 4-5 partire consecutive da titolare che secondo molti meriterebbe. Ma lui deve fare di più: le sue vittime si chiamano Atalanta, Empoli e Parma. Non esattamente, Bayern, Real e Chelsea. Se riuscisse a segnare un gol decisivo all’Inter, neppure la migliore compatibilità di Tevez con Llorente basterebbe a tenerlo fuori. In casa Inter l’arma a sorpresa è l’ultimo arrivato, in senso puramente cronologico. Mancini sognava lui e vuole un altro esterno per disegnare il 4-3-3 che ha in testa dall’inizio. Poldi non è mai stato un goleador, ma è giocatore di livello internazionale, l’attaccante esterno ideale per uno schema con due ali e il centravanti. Ha fatto un allenamento vero coi compagni, eppure Mancini pensa di dargli minuti importanti, magari dalla panchina. Del resto proprio un certo Sneijder, sogno di mercato della Juve, devastò il Milan appena sceso dall’aereo in un derby del 2009.
ALLEGRI-MANCINI — In comune hanno il passato da calciatori dai piedi parecchio buoni, anche se paragonare le due carriere esporrebbe a rischio querela. Amano il bel gioco: nella squadra ideale di Max il trequartista, dal Cossu di Cagliari in su, c’è sempre. In quella del Mancio si cerca di aprire un po’ di più il campo con gli esterni. Il fatto di cercare sempre di giocare la partita non implica che la fase difensiva sia una fastidiosa tassa da versare. Per un attimo sono stati in ballottaggio per la sostituzione di Antonio Conte la scorsa estate, ora Mancini cercherà di dare l’ennesimo dispiacere alla Juve, dopo averla eliminata dalla scorsa Champions nell’insolita neve dicembrina di Istanbul.
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