Juventus: entra Higuain, segna Khedira. Battuta anche la Lazio 1-0

MILAN, ITALY - MAY 16:  Andrea Barzagli of Juventus FC gestures during the Serie A match between FC Internazionale Milano and Juventus FC at Stadio Giuseppe Meazza on May 16, 2015 in Milan, Italy.  (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Entra Higuain ed è subito gol. Questa volta lo segna Khedira, ma l’effetto è spettacolare, come se bastasse l’ingresso del Pipita, al 21’ della ripresa, a scatenare il panico nella difesa della Lazio, fin lì precisa e attenta nei posizionanti e poi improvvisamente infilzata dall’inserimento del tedesco, meravigliosamente servito da Dybala. E’ il 22’ del secondo tempo e la Juventus va in vantaggio. Fino a quel momento la partita aveva offerto tanto caldo e poco calcio, da quel momento in poi ci si diverte un po’ di più con i bianconeri che legittimano il vantaggio con un altro paio di chiare occasioni e la Lazio che ci prova con la forza della disperazione. In definitiva è una vittoria sofferta, ma meritata dalla Juventus, più esperta, più cinica e più solida della volitiva Lazio. Per il gioco e le bollicine ci sarà tempo, anche perché pur senza brillare la squadra di Allegri fa già paura al campionato.

LOTTA LIBERA – Nel primo tempo c’è più wrestling che calcio: la Lazio è alta, aggressiva, determinatissima e la Juventus la subisce senza, tuttavia, rischiare mai, perché la squadra di Inzaghi non è in proporzione altrettanto incisiva. Si lotta corpo a corpo a ritmi medio-bassi. Il caldo, terrificante (35 gradi), non aiuta, la partita è quindi intensa, ma di occasioni da gol non ne appaiono sul campo (bruttino) dell’Olimpico. Restano quindi appunti sparsi: la catena di destra dei bianconeri registra qualche intoppo difensivo, con Dani Alves poco preciso nei ripiegamenti difensivi e in generale poco brillante; Dybala agisce da centrocampista, qualche tocco sublime, i soliti falli subiti (quello di Radu al 18’ sarebbe probabilmente da rosso e non da giallo), ma nessun colpo geniale; il nuovo Bastos si appiccica bene su Mandzukic e si dimostra giocatore interessante; Lemina ci mette buona volontà, ma se vuole fare il regista deve portare meno palla e, soprattutto, evitare di perderla in modo ingenuo; Benatia è all’altezza della BBC, chiusure difensive perfette e piede educatissimo; Asamoah è ancora concreto e discreto, non uno che fa la differenza però.

LA VOCE DEL PADRONE – La Juventus della ripresa prende progressivamente possesso della partita, imponendo la tecnica superiore e la granitica solidità caratteriale. Sfiora il gol con Mandzukic e Dybala nella stessa azione al 14’ della ripresa e insiste approfittando di un evidente calo fisico della Lazio che ha speso tanto, forse troppo nella prima parte, sfiorando ancora la rete con Khedira al 16’. E’ un segnale, perché proprio il tedesco (quattro gol e un assist per lui nelle ultime 6 presenze in Serie A, considerando il finale della scorsa stagione) mette in rete il pallone dell’1-0 al 22’ su assist di Dybala. La Juventus non molla, nonostante la stanchezza e un finale orgoglioso della Lazio. Negli ultimi minuti c’è spazio per assistere all’esordio di Marko Pjaca, uno che finirà per conquistarsi molto di più degli ultimi minuti di una partita.

CALMA JUVE – Anche l’anno scorso, il 30 agosto, la Juventus aveva giocato all’Olimpico la seconda giornata di campionato (contro la Roma), rimediando la seconda sconfitta (2-1) su due partite: era una Juventus terribile, tatticamente scombiccherata, inquadrabile nella costruzione del gioco e molle nel carattere. Molti ne celebrarono il funerale, venendo poi clamorosamente smentiti dalla rimontona scattata all’undicesima giornata. Ancora più imprudente sarebbe criticare la Juventus di questa sera che sì fatica, ma dimostra una robustezza spaventosa e una capacità di vincere le partite frustrante per chi la affronta. E’ un cantiere (con il mercato ancora aperto e i nuovi che partono dalla panchina), ma decisamente ben avviato e con una classifica assai tranquillizzante.

Tuttosport