Juventus, Allegri dispensa tranquillità: ”Il Barça? Basta fare due-tre cose giuste”

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“Non andiamo a Berlino per fare le vittime sacrificali”, assicura Massimiliano Allegri, ripetendo uno dei mantra più gettonati dai bianconeri nella lunga vigilia della finale di Champions. “Abbiamo il cinquanta per cento di possibilità di vincere”, trancia Claudio Marchisio, senza timori riverenziali nei confronti del Barcellona. C’è un’aura molto positiva intorno alla Juve. Le parole più in voga sono “serenità” e “consapevolezza”, “semplicità” e “tranquillità”. Tutto bello e giusto, purché l’autostima non esondi in presunzione.

Allegri, battuta e sorriso pronto, ha dispensato leggerezza (“mi sto divertendo molto a preparare questa partita”), chiedendo ai suoi di avere “tanta adrenalina e pochi pensieri”. Ha dispensato grande tranquillità e ottimismo, convinto che Davide possa giocarsela alla pari con Golia: “Come si fa a battere il Barcellona? Basta giocare bene, fare due o tre cose giuste. Loro hanno grandi qualità ma noi ne abbiamo altrettante. Lavoriamo tanto e pensiamo poco. Gli episodi saranno decisivi. A Madrid ci siamo confrontati contro i campioni d’Europa in carica, ma per vincere questa finale bisognerà fare molto meglio”. Il tecnico, almeno a parole, ha provato ad azzerare l’ansia da palcoscenico dei suoi: “E’ normale in finale affrontare i giocatori più forti del mondo. Se ho visto il gol di Messi all’Athletic Bilbao in finale di Copa del Rey? Sì, ma Messi ha segnato anche dei gol più belli. Bisognerà essere pronti e bravi. Marcarlo a uomo è praticamente impossibile. Ma hanno grandi qualità anche Neymar, Suraez e soprattutto Iniesta”.

I precedenti non sembrano interessarlo più di tanto: “Ho già fermato i blaugrana con il Milan? E’ vero, ma era un Barça un po’ diverso. Messi e Neymar hanno qualità uniche al mondo. La Juve ha perso l’ultima finale di Champions ai rigori (contro il Milan nel 2003; ndr) e ha vinto la penultima sempre ai rigori (contro l’Ajax nel 1996; ndr)? Ci stiamo ovviamente allenando pure dal dischetto, anche se difficilmente questa partita finirà ai rigori. Quante analogie ci sono con la finale berlinese del Mundial 2006? Lo capiremo dopo la sfida”.
La voglia di triplete si sente, si vede, si tocca: “Questa è stata una stagione quasi irripetibile, destinata a rimanere nella storia bianconera. Vediamo di essere bravi e fortunati per concluderla nel modo migliore”.

E’ cominciata con un allenamento di scarico la marcia di avvicinamento alla finale di Champions del 6 giugno a Berlino. Stretching, corsa e torello con il pallone della finalissima dell’Olympiastadion, prima che terminasse la mezz’ora di lavoro a porte aperte, sotto lo sguardo dei circa duecento giornalisti accreditati al Media Day organizzato da Juventus e Uefa.
Lavoro ancora differenziato per l’infortunato Barzagli. Tra domani e mercoledì è atteso un nuovo responso medico: c’è una ragionevole speranza di poterlo convocare. Detto questo, Allegri è comunque orientato a schierare il 4-3-1-2. E ha già deciso la formazione: Buffon in porta, Lichtsteiner ed Evra esterni, Bonucci e Chiellini centrali, Marchisio-Pirlo-Pogba a centrocampo, con Vidal alle spalle di Morata e Tevez. Pochi dubbi anche sui sette da portare in panchina: Storari, Ogbonna (o Barzagli), Padoin, Sturaro, Pereyra, Llorente e Matri.
La marcia su Berlino prevede per martedì e mercoledì due allenamenti piuttosto intensi, utili a mettere un po’ di benzina nelle gambe. Giovedì e venerdì comincerà invece la “planata” verso l’Olympiastadion, con due sedute più leggere, a base principalmente di tattica anti-Barça. “Non faremo due allenamenti al giorno e nemmeno due o tre ore di analisi dei video  –  spiega Allegri -. Questa partita, insisto, è da preparare con tanta semplicità e tranquillità”. Il compito principale del mister sarà ritrovare il vero Pogba, alle prese con una piccola crisi di crescita e di identità. Il primo vero infortunio della carriera ha forse minato qualche certezza e innescato qualche freno inibitorio: nelle ultime apparizioni il Polpo è apparso distratto e impreciso, piuttosto lontano dai suoi alti standard abituali. Il tecnico lo pungolerà, affinché smetta di gigioneggiare e ricominci a giganteggiare.
La partenza per la Germania è fissata per la mattina della vigilia: Allegri avrebbe voluto guidare a Vinovo anche l’ultimo allenamento, partendo per la Germania il più tardi possibile, ripetendo quanto ha fatto prima di ogni trasferta europea. Ma l’Uefa ha imposto il suo rigido protocollo. Alla faccia anche della scaramanzia bianconera.

I concetti di Allegri hanno fatto presa rapida su Claudio Marchisio, pure lui impegnato a predicare “serenità e consapevolezza”. Le gambe non tremeranno di fronte a Messi e compagni: “Il tridente blaugrana ha segnato 120 gol, credo che sia il record di Spagna, ma noi siamo un grande gruppo con tanto cuore e carattere. Non provo paura ma soddisfazione, perché a inizio stagione nessuno avrebbe puntato su di noi”. Il centrocampista torinese riavvolge il nastro a quando era un giovane del vivaio bianconero incaricato a scuotere il telo della Champions a centrocampo: “Ho sempre sognato di vivere questo momento con la maglia della Juve  –  prosegue Marchisio -. Ho avuto la fortuna di vedere da spettatore la finale vinta dalla Juve nel 1996. A Berlino vogliamo giocarcela in maniera spensierata, fino alla fine”. La Juve punterà sulla fame di Tevez e sulla classe di Pirlo, due campioni che sanno molto benecome si vince la Coppa più importante: “Carlos ci ha fatto fare salto di qualità  –  conclude il principino -. Si è messo subito a disposizione della squadra, diventando un punto fermo, una colonna importante. Per noi Tevez è fondamentale, e speriamo che lo sia anche sabato. Quanto ad Andrea, con Xavi è il top nel suo ruolo, un grande professionista che con una punizione può risolvere le partite in qualsiasi momento”.

La Repubblica