Juve spenta senza l’Apache Le altre punte dove sono?

tevez

Sarebbe fortemente ingeneroso nei confronti del Napoli affermare che con Carlos Tevez in campo la partita sarebbe stata diversa, ma sicuramente sarebbe stata diversa la Juve. L’Apache è insostituibile sotto molti aspetti, ma la sua assenza ha pesato sull’approccio alla gara e sulla determinazione dei bianconeri ancor più che sulla pericolosità offensiva. Tevez è nato leader e a maggior ragione lo è in una squadra che, con le eccezioni di Buffon (non a caso il migliore a Napoli) e Pirlo (che da sempre esprime la sua leadership più con la tecnica che con il temperamento), sta ancora imparando a vincere. Vidal si sta scoprendo grande giocatore a Torino, Pogba sta sbocciando, Tevez è un’altra cosa: è un campione che da anni combatte, vince e perde con uno spirito piratesco che trascina i compagni. Quello spirito che al San Paolo proprio non si è visto.

Compiti non svolti Succede, per carità. Dopo venti vittorie e due pareggi un calo di tensione è quasi inevitabile, come ha spiegato lo stesso attaccante al sito dell’Uefa: «Sfortunatamente non ho potuto giocare a Napoli ma sarò più carico a Lione. E’ un momento difficile, stiamo giocando tante partite e non è possibile essere sempre al top. Comunque siamo riusciti a vincere tanto finora e questo conta. Non potevamo fare di più». Ma c’è il fondato sospetto che non sia una mera coincidenza che la totale sterilità offensiva della Juve si sia manifestata in assenza di Tevez. I compiti che avrebbe svolto l’argentino non sono stati eseguiti da altri. Chi si è piazzato sulla trequarti per attirare fuori uno tra Fernandez e Albiol e aprire la difesa del Napoli? Nessuno. Chi si è andato a prendere la palla ai 25 metri per puntare e tirare? Nessuno. Chi ha infastidito con il pressing la costruzione di Jorginho e Inler? Nessuno. Chi si è mosso in orizzontale per favorire gli inserimenti di Vidal e Pogba? Nessuno. Per la Juve l’aspetto negativo al San Paolo, sconfitta a parte, non è la conferma dell’imprescindibilità di Carlitos, ma la consapevolezza del momento difficile degli altri attaccanti.

I compagni Llorente è stanchissimo e così non solo non riesce a pungere in area (ultimo gol il 2 marzo) ma nemmeno a rendersi utile con le sponde e con le spalle alla porta. Osvaldo paga la scarsa confidenza con i metodi di Conte e nonostante l’impegno fatica a fare la differenza: non tira mai e raramente dialoga con i compagni. Giovinco è reduce da un infortunio e comunque ha perso posizioni nelle gerarchie. Vucinic ha avuto un paio di guizzi a Napoli, ma anche lui deve ritrovare il ritmo-partita dopo il lungo stop. Quagliarella ha un problema fisico ed è alla fine dell‘avventura bianconera. Insomma, il quadro è grigio e al di là del rendimento delle punte la Juve vive un momento di flessione. In campionato Vidal non segna da due mesi, Pogba da tre. Dal 9 febbraio i bianconeri hanno realizzato 13 reti e solo 4 non sono delle punte (2 Asamoah, 1 Marchisio e Pirlo). Il gioco di Conte, anche dopo l’inserimento del centravanti (Llorente), cerca costantemente l’inserimento di centrocampisti ed esterni. Non succede più, o succede di rado, perché la squadra è stanca. Se poi manca Tevez, rischia di sparire anche la Juve.

La Gazzetta dello Sport