JUVE, ECCO LA STELLA

conte_giovinco

TORINO Lo scudetto è arrivato. Il terzo scudetto di fila, diventato ufficiale ieri pomeriggio, dopo la sconfitta della Roma a Catania. Ed è lo scudetto dei record, il 32.mo per la società e i tifosi, il 30.mo, quella della terza stella per gli annali ufficiali. È lo scudetto dello Juventus Stadium, fucina di ricavi e di punti. Lo scudetto di Tevez e Llorente, l’Apache e il Re Leone, i finalizzatori. Dei tre tenori: Pirlo, Pogba, Vidal. Mozart, mister 70 milioni e il guerriero. Dell’evergreen Buffon. Ma soprattutto il terzo capolavoro di Conte, il più antipatico dei vincenti, capace di battere pure la Juve di Capello, che si era fermata a quota 91. È stata una marcia trionfale. Pazzesca. Se non ci fosse stata la Roma, forse il campionato sarebbe finito a febbraio. Ed invece è stato un botta e risposta entusiasmante.
IL CRESCENDO
Il crescendo rossiniano bianconero è iniziato il 24 agosto a Genova. L’avversario era la Sampdoria. In una serata di pioggia un lampo di Tevez, l’uomo in più, diede il là al cammino della Juve 3.0 griffata Conte, decisamente diversa rispetto alla prima, quella che sorprese il Milan di Ibra e incantò per gioco e personalità. Quella divertente, frizzante, che iniziava l’azione dalla difesa. Diversa anche rispetto alla seconda, che dalla prima aveva ereditato la mentalità, imparando l’arte del cinismo, della gestione oculata, facendo del 3-5-2 un dogma. L’orchestra prima del solista. La musica quest’anno è cambiata. Come la Juve, appunto diversa con Tevez e Llorente là davanti, meno bella, ma più spietata, capace di macinare record e successi. Forza e carattere. A Verona qualcuno aveva storto il naso, quando l’arbitro De Marco annullò un gol regolare a Paloschi. Dettagli, che fanno la differenza. 
ANDREA MEGLIO DI GIANNI
Prima del gong iniziale, società, tecnico e giocatori avevano fissato l’obiettivo: vincere il terzo scudetto consecutivo, cosa che non capitava alla Signora dal quinquennio 1930-35, dai tempi di Carcano. Un motivo d’orgoglio per Andrea Agnelli, che è riuscito ad andare oltre il padre (il dottor Umberto) e lo zio (l’avvocato Gianni Agnelli). Non sono mancate le delusioni, soprattutto in Europa. Dalla neve di Istanbul (la notte dell’eliminazione dalla Champions) alla beffa dell’altra sera contro il Benfica, che ha interrotto il sogno di giocare la finale di Europa League allo Juventus Stadium. Resterà una macchia indelebile nel curriculum di Conte. 
DELUSIONI E SCONFITTE
Dalle delusioni e dalle sconfitte i bianconeri hanno sempre saputo prendere il meglio. Al Franchi il 20 ottobre, avanti 0-2, hanno rimediato 4 schiaffi dalla viola. E’ stato il crocevia della stagione in campionato, la scossa, per tutti. La Juve ha iniziato a vincere e convincere. E che la Juve non mollasse un millimetro lo hanno capito sulla propria pelle i giallorossi nel big match del 5 gennaio a Torino. Finì 3-0. I giallorossi si presero la rivincita in Coppa Italia, eliminando all’Olimpico i rivali. Diverse le vittorie di misura che hanno fatto la differenza. Dal derby di ritorno (Tevez e rigore negato ai granata) alla Fiorentina passando per la punizione capolavoro di Pirlo a Marassi in zona Cesarini contro il Genoa, per la fucilata di Pogba contro il Bologna e per la zampata di Tevez al Massimino. Massimo risultato con il minimo sforzo. 
Il cammino, lungo 93 punti (30 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte), è stato impressionante, con lo Juventus Stadium determinante: 17 successi su 17 gare disputate. Vujadin Boškov, maestro di vita e di calcio appena scomparso, aveva detto: «Squadra che vince scudetto è quella che ha fatto più punti». Semplice, banale, ma terribilmente vero, verissimo.

IL MESSAGGERO