Juve, è fatta?

HIGUAIN_GONZALO

Finita? Logica imporrebbe di rispondere sì. Certo, finché la matematica e bla bla bla. Ma è la stessa matematica che dice anche 20 vittorie e un pari in 21 partite e un solo gol subìto (peraltro su rigore) dalla Juve nelle ultime 12. A esser sinceri, la sensazione che fosse finita si stava facendo largo già sul +3, figuriamoci sul +6. Poi sappiamo bene che a volte la logica nel calcio finisce accartocciata nel cestino, ma è necessario che ci sia almeno un minimo presupposto per sovvertirla. Il problema è sempre quello: il livello degli avversari. Non del Napoli o della Roma, ma di tutti gli altri. Quelli che la Juve affronta nel 90% delle partite (e che affronterà da qui in avanti). Dicono che il nostro campionato sia il più difficile perché anche le squadre medio-piccole vantano un’organizzazione difensiva di livello assoluto. Ed è sicuramente vero (anche se poi si potrebbe disquisire sulle qualità individuali dei difensori). Ma il punto è che a questa minore impermeabilità rispetto alle pari grado di altri campionati si contrappone un talento offensivo troppo limitato per fare più che il solletico a un blocco di granito come la squadra di Allegri. E se anche quei pochi giocatori che un briciolo di qualità dovrebbero possederla si squagliano al cospetto di Buffon (vedi Saponara sabato) agli inseguitori resta davvero poco a cui appigliarsi. Perché dall’altra parte non serve chissà cosa per fare un gol. Basta un guizzo isolato e la partita è in ghiaccio. Sabato è toccato a Mandzukic, in altre occasioni ci avevano pensato Dybala o altri, ma la musica non cambia mai. Quella ottenuta contro l’Empoli è la sesta vittoria per 1-0 in casa della Juve in questo campionato, dopo quelle con Milan, Roma, Genoa, Napoli e Sassuolo. E le ultime 5, compresa questa, sono arrivate nel girone di ritorno. Nello stesso frangente in cui il Napoli ha dato spettacolo segnando 16 gol in 6 partite al San Paolo, la Juve ne ha realizzati appena 7 in 6 match allo Stadium. Ma ha fatto 2 punti in più…

Frustrante. Aggettivo che abbiamo già usato e che non possiamo che ribadire. Talmente frustrante da mandarti fuori di testa, prima o poi. E al Napoli, dopo lunga ed encombiabile resistenza, è successo ieri a Udine. La resa l’ha idealmente firmata proprio l’ultimo ad arrendersi, ossia Higuain. Il quale, dopo aver tenuto a lungo i suoi aggrappati ad un ramoscello sul ciglio del burrone, ha mollato la presa facendosi espellere e privandoli del suo apporto per chissà quante partite a venire, vista la reazione al provvedimento. Una squalifica che potrebbe anche costargli il record di Nordahl, pur avvicinato ulteriormente col 30° centro alla Dacia Arena. I tre gol al passivo (più un rigore sbagliato dal mattatore Bruno Fernandes) sanno tanto di epitaffio per una squadra che lungo il cammino si è progressivamente sfilacciata, rimanendo in corsa solo grazie al gioco, alla forza dei nervi e all’implacabilità del suo bomber. Non basta. Se non sai blindare la tua porta, l’onda anomala che ti spazza via è sempre dietro l’angolo. Ed è puntualmente arrivata.

Blindare la propria, di porta, con una lista lunga così di difensori infortunati e una linea arretrata composta di conseguenza da 4 debuttanti assoluti nel derby, per la Lazio si annunciava più complicato che mai. E infatti la diga di cartapesta si è sbriciolata al passaggio delle orde giallorosse, portando all’esonero di Pioli sulla sponda biancoceleste e schiudendo orizzonti inattesi sul versante romanista. Il consuntivo della domenica, per Spalletti, parla di un distacco ridotto a 4 punti dal Napoli, in chiave assalto al secondo posto, e dilatato a 7 sulla Fiorentina e 8 sull’Inter in ottica protezione del terzo. Sì, perché alle spalle della Roma son risuonate le note del de profundis. A partire dai viola, fermati sul pari da un’altra pericolante (la Samp come Verona e Frosinone) e che non vincono dal 21 febbraio (3-2 a Bergamo). Per proseguire con i nerazzurri, che per il secondo anno consecutivo si sono fatti infilzare in casa dal Torino, e con i dirimpettai del Milan, anche loro in vantaggio

su rigore e anche loro rimontati e sconfitti, dall’Atalanta.

Ringrazia il Sassuolo, che fa suo di prepotenza il derby col Carpi e riduce a un solo punto il disavanzo dai rossoneri nella corsa all’ultimo posto utile per l’Europa. Piange comunque con un occhio solo Castori, rinfrancato dalla sconfitta del Palermo (a Verona col Chievo) e dalla Caporetto del Frosinone, sepolto sotto i colpi di Suso (tripletta) a Marassi. Stasera Bologna-Verona chiuderà il programma della 31ª giornata.

La Repubblica