Juve, diretto di Vidal. Monaco ko al primo round

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Mercoledì prossimo la resa dei conti a Monaco. Intanto la Juve vince e vola, e non solo nei sogni: decide Vidal su rigore all’11’ del secondo tempo (peraltro tra le proteste del Monaco: il fallo di Carvalho su Morata inizia leggermente fuori dall’area). Bianconeri avanti di 11 metri rispetto ai francesi, insomma: e più vicini alla semifinale di Champions. Ma che fatica, nel complesso. E che brividi, non solo nel primo tempo. Perché i monegaschi si sono rivelati a tratti anche spumeggianti, rapidi e ricchi di personalità. E perché i bianconeri, pur tenaci e più volte pericolosi (ma spreconi), hanno tribolato per mantenere la porta inviolata (due parate superiori alla media di Buffon) e per tenere a freno la rapidità degli avversari. La morale: mercoledì prossimo Allegri dovrà riuscire a mandare in campo una squadra ben assestata tatticamente, sveglia il giusto atleticamente e in primo luogo chirurgica nel colpire. Invano, infatti, Tevez, Pereyra e Morata (poi Matri) hanno inseguito la stoccata del 2 a 0, nel finale di partita, mentre il Monaco si apriva per cercare il pareggio. Vittoria meritata, ma la partita di 180 minuti è ancora aperta. Serve un’altra Dortmund, per farla breve. O qualcosa di simile.

PIRLO IN DIFFICOLTA’ – Si comincia. Nella Juve rientra Pirlo, nel canonico 4-3-1-2, mentre il Monaco propone un 4-2-3-1 con Martial terminale offensivo e Berbatov a sorpresa in panca. Dietro al giovane attaccante, il trio Dirar-Moutinho-Ferreira Carrasco, abituato a giocare in velocità e a sfornare ripetute sovrapposizioni. Dopo 5 minuti i bianconeri si rendono subito pericolosi, ma Morata non sfrutta a dovere un bel lancio di Pirlo, che l’aveva liberato in area sul centrosinistra. Il tiro al volo dello spagnolo finisce in curva: occasione sprecata, se non gol mangiato in sé e per sé. E 2′ dopo tocca a Subasic bloccare una sventola di Tevez. Da lì in poi i francesi cominciano a uscire dal guscio e per la Juve si aprono spaventi e tormenti. Che durano almeno per un quarto d’ora. Il Monaco corre il doppio, Ferreira Carrasco inizia ad arare in velocità la fascia sinistra, Lichtsteiner balla e come lui anche mezza squadra, per via dei movimenti rapidi dei vari Martial, Moutinho e Dirar. Ci pensa Buffon: tra il 10 e l’11’ il portiere vanifica due tiri di Carrasco in contropiede, dapprima con un mezzo miracolo da due passi, quindi con una provvidenziale deviazione in angolo. La squadra di Jardim cresce nella personalità e nell’occupazione degli spazi, grazie a ritmi alti e a un pressing quasi sempre efficace. I bianconeri, disorientati e preoccupati, arretrano e faticano sempre più a mantenere il possesso del pallone, tra errori in sequenza di Pirlo (in chiaro ritardo di condizione: non giocava da una cinquantina di giorni), Vidal e compagnia ragionante. Tanto che i ragazzi di Allegri appaiono progressivamente in difficoltà, e ringraziano gli avversari per un paio di occasioni abortite in extremis davanti a Buffon. Allegri dalla panca urla, in mezzo al prato Marchisio cresce, i reparti tornano a essere più compatti e faticosamente la Juve riacquista metri, convinzione. Proprio il Principino s’inventa al 26′ un cross lungo per Tevez, che ci prova al volo da ottima posizione: ma tira di piatto in bocca a Subasic e nello stadio calano i rimpianti. Che si materializzano di nuovo nel finale. Non solo o non tanto di fronte a un’occasione gettata a mare da Evra (un tiraccio dal limite), quanto al 45′ quando Tevez libera Vidal sul centrosinistra. Il cileno brucia la tattica del fuorigioco del Monaco, ma davanti a Subasic scaraventa lontano un diagonale bello solo nelle intenzioni: troppo scentrato per far male. E così si scende negli spogliatoi, con un Monaco globalmente rinfrancato e una Juve che ha viaggiato a strappi, al di sotto del proprio rendimento solito. Dal Parma alla Champions sono cambiate le motivazioni, ma non la scarsa brillantezza dei bianconeri, oltretutto nuovamente spreconi in attacco. Il gioco a fisarmonica di Jardim, insomma, si è rivelato dopo 45 minuti una matassa assai difficile da sbrogliare.

LE PROTESTE –  Si riparte. E si riparte con un’alternanza di progressioni su entrambi i fronti. Presto arriva una brutta notizia per il Monaco: Dirar si infortuna, entra Bernardo Silva (pericoloso a breve, ma c’è sempre Buffon di mezzo), però non cambiano significativamente gli assetti. Mentre la Juventus, evidentemente spronata a dovere da Allegri, inizia a produrre un gioco votato a una maggiore intensità, che progressivamente permette ai bianconeri di alzare il baricentro, fino a prendere d’infilata i monegaschi. Morata s’invola verso Subasic, Carvalho lo tocca con un braccio e finisce anche per sgambettarlo. L’arbitro Kralovec fischia. Rigore, al 10′. Ma il primo contatto tra i due è fuori dall’area. Per cui: grandi proteste del Monaco, seppur invano. Attesa e fibrillazione, quindi il tiro dagli 11 metri: ci riprova Vidal, che aveva sbagliato in stagione due penalty contro Olympiacos e Cesena, e stavolta va a segno, spiazzando il portiere. Uno a zero, Juve più e meglio padrona del campo, e grande euforia sugli spalti. Ma c’è poco da ridere, anche se la Signora può finalmente sorridere. Kondogbia da fuori obbliga Buffon a una deviazione in angolo, mentre sull’altro versante Morata sfiora il palo con un fendente, prima di far girare le scatole ad Allegri per un inutile colpo di tacco che poteva favorire una ripartenza dei francesi. La partita corre via sui binari di un sostanziale equilibrio, sempre più spezzettata, ma ugualmente tirata e avvincente. Jardim carica: dentro il centravanti Berbatov, al posto del difensore Raggi, e passaggio al 4-4-2 con Fabinho arretrato in difesa. Poco dopo il 25′ proprio il bulgaro va vicino all’1 a 1 di testa: deviazione alta. A scoppio ritardato, Allegri inserisce Barzagli, per tenere a freno l’ex centravanti del Fulham, che 3 anni fa fu al centro di un clamoroso scontro di mercato tra Juve e Fiorentina. E i bianconeri passano al 3-5-2. Ma il segnale ormai è stato dato. Il Monaco accarezza l’impresa di agguantare il pareggio, mentre una Juve guardinga bada innanzi tutto a non scoprirsi, lasciando maggiormente la palla ai francesi. Che finivano pure per scoprirsi, qua e là, anche se Morata (poi Matri), Tevez e Pereyra non riuscivano a trovare il varco giusto in contropiede. Ma i bianconeri erano comunque bravi a chiudere gli spazi. E a portare a casa un successo che vale un’enormità, comunque si giudichi la prova della Signora.

 

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