Juve, assenze pesanti e presenze leggere

Juventus

Tra assenze pesanti e presenze leggere la Juve cava un’inedita stecca sul palcoscenico preferito e, per tradizione, quasi inviolabile. Salutati i tre della spina dorsale che da Pirlo arrivava a Tevez via-Vidal, la squadra ha patito le assenze degli infortunati (Marchisio soprattutto) ma anche le presenze impalpabili degli eredi designati. E qui la prima chiamata è, naturalmente, per Pogba che ha appannato il giorno dell’ incoronazione a nuovo leader con una partita leziosa. Avrebbe dovuto impugnare la bacchetta del direttore, si è perso invece in tanti  sterili assolo. Verona-Roma lo aveva detto, Juve-Udinese lo ha confermato: saranno in pochi ad affrontare a viso aperto le due più forti (scrivo in attesa di vedere cosa combinano il Napoli e le milanesi, e dopo aver visto una Lazio brillante ma, per ora, a tempo). La difficoltà di creare gioco sarà altissima, per la maggior parte della stagione: l’Udinese s’è chiusa per 45′ poi, visto che l’Orco era un po’ meno brutto del previsto, si è scrollata qualche timidezza, ha osato un briciolo in più e alla fine ha colpito con Thereau infilandosi nell’unica falla apertasi nella difesa bianconera.  Ciò non toglie che Allegri e Garcia dovranno trovare il modo di scardinare i chiavistelli. Hanno entrambi in dotazione l’apriscatole: Mandzukic da una parte, Dzeko dall’altra ma, alla prima uscita, non hanno saputo sfruttarlo anche se lo juventino è sembrato meglio inserito del romanista. La nostalgia, però, della spietata efficacia di un Tevez (che tante volte ha spaccato partite del genere) s’è fatta subito sentire in casa-Juve.

Bonucci, perennemente avanzato ad impostare la manovra, è stato fra i migliori. Ma se il dopo-Pirlo deve affidarsi a un centrale difensivo per dare il là all’azione (e non solo il là: Bonucci stazionava quasi davanti all’area udinese), imponendo meccanismi di copertura, qualche problema c’è: la ricerca di un trequartista, in effetti, non è un vezzo ma un’esigenza. Cuadrado, segnalato in arrivo, non è l’uomo giusto: sarà utile, e magari molto, sulla fascia dove ha sempre dato il meglio, ma non è un trequartista. Vale, naturalmente, il discorso di sempre sulla relatività delle verità di agosto, quando oltretutto le squadre, a mercato ancora aperto, non sono nemmeno complete. Ciò premesso e doverosamente aggiunto che, bene o male, la partita l’ha fatta tutta la Juve, difettando soprattutto di lucidità nella finalizzazione, è chiaro che la caduta fa male. Allegri ha la sua quota di responsabilità: Dybala sguinzagliato solo per la mezzora finale, a beneficio di un Coman irrilevante, sa di grave errore di valutazione. Il suo ingresso tardivo ha portato un po’ di idee e di brio: la sua (arcinota) capacità di saltare  l’uomo ha creato, nel poco tempo concessogli, più di un’occasione buona. E il giovane argentino, molto più di Coman, è sembrato adatto a dialogare con Mandzukic, aprendogli gli spazi. La cecità del computer impone già per domenica prossima la sfida più intrigante, con la Roma, peraltro alle prese con la sua parte di problemi e con gli ultimi tentativi di mercato. Replicare la stecca sarebbe già pesante, per il morale assai più che per la classifica.

Corriere della Sera