Juncker-Padoan, duello sui fondi Ue

Padoan

ROMA Una nuova scadenza per il governo italiano: entro la terza settimana di gennaio dovrà dare alla commissione europea informazioni convincenti sulle misure prese per rispettare gli impegni richiesti da Bruxelles. Ma nel frattempo il nostro Paese, insieme alla Francia, viene sollecitato dalla stessa commissione – nella persona del presidente Juncker – a mettere risorse finanziarie nell’omonimo piano di investimenti che altrimenti rischia di rimanere scritto sulla carta. Dal punto di vista italiano, i chiarimenti richiesti non equivalgono ad ulteriori interventi correttivi. Si tratta piuttosto di spiegare che quelli già adottati saranno efficaci e sufficienti. Ma la partita si gioca anche e forse soprattutto sulle stime macroeconomicche, che condizionano i parametri di bilancio: a febbraio sono attese quelle europee, che negli ultimi tempi non sono risultate sovrapponibili con quelle elaborate a Roma. Poi a marzo ci sarà la decisione politica sull’Italia e sugli altri Paesi.
MESSAGGIO NON PUNITIVO
La tabella di marcia l’ha delineata ieri a Roma il commissario agli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici, dopo un pranzo con Pier Carlo Padoan. I toni usati sono stati abbastanza concilianti, un messaggio «non punitivo ma di sostegno e incoraggiamento» come lo ha definito lo stesso Moscovici. Da parte di Bruxelles c’è in particolare apprezzamento per le riforme messe in campo dal nostro Paese, accanto alla consapevolezza delle difficoltà che sta attraversando, in particolare per quanto riguarda il declino della competitività ed il fardello del debito pubblico.
Intanto però da Norimberga, dove è intervenuto al congresso della Csu (il partito bavarese) Jean-Claude Juncker ha chiesto a Francia e Italia di contribuire al fondo che dovrebbe rilanciare gli investimenti. «Io non ho denaro fresco» ha avvertito, aggiungendo significativamente: «Lo dico ai romani e ai parigini a cui tutto questo non basta». Il nodo è quanto mai delicato, perché i Paesi in questione i soldi li potrebbero mettere, ma a condizione di non vederli conteggiati ai fini di deficit e debito. Lo ha detto chiaramente proprio Padoan: «I Paesi con bilanci sotto forte pressione devono avere chiari incentivi a trasferire i fondi». Quindi è urgente che «la commissione chiarisca l’impatto dell’eventuale trasferimento di fondi» cioè, appunto, come verranno considerati rispetto ai vincoli di bilancio europeo. In ogni caso per il ministro dell’Economia «bisogna fare presto perché la crisi non cessa, non se ne esce».
Il provvedimento che contiene le misure già messe in campo dal governo è naturalmente la legge di Stabilità. Ieri al Senato sono stati presentati una ventina di emendamenti a firma dell’esecutivo: all’interno c’è anche un pacchetto su Poste italiane. La società riceverà 535 milioni in esecuzione di una sentenza europea in materia di aiuti di Stato. Viene anche modificato il contratto di programma con l’operatore postale, che potrà ridurre la frequenza dei servizi di raccolta e recapito ed inoltre disporrà di maggiore flessibilità nella fissazione delle tariffe. Un altro emendamento prevede la cessione a Terna delle rete elettrica delle Ferrovie dello Stato.

IL MESSAGGERO