Jihadi John era agli ordini di Bin Laden

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Mohammed Emwazi, l’informatico ventiseienne ormai tristemente noto come Jihadi John, ossia uno dei boia di Isis, aveva legami con il gruppo che aveva pianificato un attacco alla metropolitana di Londra poco dopo che negli attentati del 7 luglio 2005 erano morte 52 persone. La cellula terroristica di cui il giovane faceva parte, chiamata «The London Boys», voleva portare ulteriore devastazione in una città già ferita con un attacco previsto il 21 luglio dello stesso anno. E dietro ai «ragazzi di Londra», secondo quanto emerso da alcuni documenti legali riportati dall’Observer, ci sarebbero stati Osama bin Laden e al-Qaeda. Secondo l’associazione di difesa dei diritti umani Cage, guidata da un ex prigioniero di Guantanamo, Emwazi sarebbe stato ulteriormente spinto verso l’estremismo da quella che viveva come una persecuzione da parte dei servizi segreti, che gli impedivano di viaggiare già dal 2009.
LA POSTA

In alcune email, il giovane scriveva di aver pensato al suicidio in quanto sentiva di essere un «dead man walking», un uomo già morto. Ma al contrario i servizi segreti britannici sono finiti sotto il fuoco delle polemiche da parte dei media e dell’opinione pubblica per non aver impedito che Mohammed Emwazi diventasse il boia John, ossia l’uomo vestito di nero e con il volto coperto che nei sinistri video delle decapitazioni degli ostaggi lancia messaggi di minaccia all’Occidente con un forte accento londinese brandendo un pugnale. Quando è riuscito a scappare in Siria, nel 2013, Emwazi era sotto sorveglianza da parte dell’MI5 in quanto membro di una cellula terroristica composta da tre membri di cui si pensa siano stati addestrati in un campo di al-Qaeda in Cumbria, nel Regno Unito un anno prima degli attentati falliti del 21 luglio.
Il ministro ombra dell’Interno, Yvette Cooper, ha chiesto che venga aperta un’inchiesta per capire se la decisione del governo di ammorbidire le leggi anti-terrorismo abbia agevolato il boia John nel suo tentativo di uscire dal paese e andare in Siria. Tre membri del suo gruppo londinese erano stati soggetti ad ordini di controllo secondo I quali dovevano risiedere al di fuori di Londra. Una misura cancellata dai Conservatori e sostituita con delle misure di prevenzione e investigazione del terrorismo, Tpims, grazie alle quali era stato loro possibile tornare nella capitale inglese e riprendere i contatti con gli altri membri della cellula. Secondo I dati circolati in questi giorni, le persone sotto controllo da parte delle autorità antiterrorismo sono 3000 in tutto il paese.
LE TELEFONATE

Il coinvolgimento con gli attentati falliti di luglio è emerso da una telefonata fatta da uno dei membri della cellula di Emwazi, il quale aveva parlato per telefono con Hussein Osman, condannato all’ergastolo, proprio nel giorno in cui quest’ultimo aveva messo dell’esplosivo nella stazione della metropolitana di Shepherd’s Bush. Oltre ai servizi segreti, anche le autorità giudiziarie sapevano di Emwazi: la questione del suo coinvolgimento in attività terroristiche era già passata al vaglio di un tribunale nel 2011. Il giovane era quindi sotto controllo non solo in quanto membro di una cellula jihadista londinese creata nel 2007 per reclutare gente per conto di al-Shabaab, gruppo somalo vicino ad al-Qaeda, ma anche per essere in contatto con una cellula vicina a chi sperava di riuscire a colpire Londra una seconda volta.

Il Messaggero