Jihad, nuova bufera su Di Battista e M5S

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«Sbagliare è umano, perseverare è Di Battista», è il lapidario commento del forzista Daniele Capezzone. Motivo, la nuova uscita dell’implacabile vicepresidente della commissione Esteri della Camera che, dopo le tesi giustificazioniste delle azioni dell’Isis in Iraq che nei giorni scorsi avevano sollevato unanime indignazione, riabbassata la celata, si lancia in una nuova ancor più rischiosa polemica. Di Battista, infatti, parte dal più disumano degli episodi di cui si sia reso protagonista un seguace del nuovo Califfo, la decapitazione cioè del reporter James Foley, per operarne, se non una difesa, almeno una relativizzazione: «La violenza indecente, barbara, inaccettabile subita da Foley è in parte – si legge in un post del deputato grillino – figlia della violenza indecente, barbara, inaccettabile subita dai detenuti nel carcere di Abu Ghraib. Le violenze commesse in quella prigione – prosegue Di Battista – furono figlie di quel desiderio di vendetta che molti americani hanno provato dopo l’indecente, barbaro inaccettabile attentato alle Torri Gemelle, quest’ultimo anche figlio dell’indecente, barbaro, inaccettabile imperialismo nordamericano che ha portato milioni di persone a morire di fame». Di Battista osserva poi che la sua ricerca del peccato originale della violenza nel mondo potrebbe continuare all’infinito, ma ha la bontà di fermarsi all’imperialismo Usa risparmiandoci il seguito, presago che a difesa della sua trincea, su cui si è riversato lo sdegno bipartisan della politica italiana, arriveranno in breve la cavalleria di Beppe Grillo e la non trascurabile potenza di fuoco dell’ideologo M5S, professor Paolo Becchi.
”CAMPAGNA VERGOGNOSA“
«Intervengo dopo un certo tempo – posta sul suo blog il comico genovese – perché c’è una vergognosa campagna stampa contro di noi: siamo a favore del terrorismo, dialoghiamo con i terroristi e non con il governo… Queste – afferma Grillo – sono schifezze del nostro ebetino presidente del Consiglio, che si permette di dire che abbiamo attinenze con il terrorismo: vedrò se ci sono gli estremi per querelarlo». Al leader M5S si affianca l’ideologo il quale – dopo aver detestato che «mentre l’Italia, grazie all’euro, affoga nella depressione, abbiamo deciso di occuparci del Kurdistan» – si erge contro l’invio di armi ai curdi: «Poi, però, – ammonisce il professor Becchi – non lamentiamoci se alle due italiane in mano all’Isis venga tagliata la gola».
A questo punto la provocazione raggiunge l’effetto ripulsa – probabilmente studiato a tavolino dai grillini desiderosi di archiviare al più presto la breve stagione trattativista di inizio estate – di quasi l’intero arco della politica italiana e non solo. Perché a prendere posizione è anche l’ambasciatore dell’Iraq in Italia, Saywan Barzani: constatato che dialogare con l’Isis è «impossibile», il diplomatico iracheno salacemente aggiunge che «se l’onorevole Di Battista ha la possibilità di entrare in contatto con i terroristi e vuole andare nelle zone sotto il loro controllo per intavolare una discussione, sappia che il suo visto di ingresso in Iraq è pronto. Può andare ad Erbil, raggiungere in qualche modo Mosul e convincere i terroristi a fermare il genocidio di cristiani e musulmani». A restare «incredulo e disgustato dalla profonda ignoranza del collega Di Battista sulla natura dell’Isis e della sua profonda ideologia di morte», è il deputato pd di origine marocchina Khaled Chaouki. Mentre il responsabile sicurezza dello stesso partito, Emanuele Fiano, condanna «l’indecente relativismo etico» mostrato da Di Battista, osservando che «chi considera l’avversario politico e il credente in un’altra fede come qualcuno da eliminare, o da stuprare o da decapitare, non appartiene alla cornice della nostra civiltà». E’ poi l’azzurra Licia Ronzulli a richiamare Di Battista alla dignità del ruolo istituzionale rivestito, invece di «abbandonarsi a nuove esternazioni altrettanto farneticanti e inaccettabili di quelle di qualche giorno fa che esprimevano comprensione per i terroristi, visti quasi più come vittime che come carnefici».
RENTRÉE CON PROGRAMMA

Incurante e, forse, galvanizzato dalla generale condanna, Beppe Grillo decide così di fare la sua rentrée postferiale nel dibattito politico, attaccando frontalmente il premier e «il peggiore di tutti i governi». Renzi? «Bugiardo, falso e ipocrita. Non ha mantenuto nulla di quello che ha promesso». Il premier, afferma il leader M5S «non è stato eletto da nessuno: che vada alle politiche e si faccia eleggere dal popolo italiano. Io mi vergogno di vivere in un Paese così. Dobbiamo riprenderci il Paese. Dobbiamo governare noi». E a questo scopo, viene postato anche un briciolo di programma: «Siamo rivoluzionari, molto rivoluzionari, vogliamo essere onesti, per bene e prenderci il Paese, con metodi democratici. Va bene?».

Il Messaggero