Italicum, sprint finale ok di Berlusconi al Pd: ma no urne anticipate

SILVIO BERLUSCONI 1

Sprint finale. Il Nazareno 2.0 sta per chiudersi. Silvio Berlusconi non lo può dire ufficialmente ma il gioco delle convenienze lo sta portando a dare l’ok a Renzi, nonostante i musi lunghi di tanti dei suoi. Vuole però la garanzia che il premier – nella sua fretta di chiudere il capitolo Italicum: «I numeri ci sono con o senza Forza Italia e non ci piacciono ritardi e tatticismi» – non intenda andare al voto anticipato che sarebbe un disastro per il fronte berlusconiano. Su questo, ieri, da parte di Renzi, è filtrato un messaggio di rassicurazione (Silvio cercherà di farselo bastare?) verso Arcore: «Il nostro orizzonte sono i mille giorni, è il 2018». Insomma, Renzi ha detto di non volere le urne. «Ma quello è un furbacchione», è il commento di Berlusconi, convinto che il premier voglia votare al più presto ma obbligato per tanti motivi, politici e aziendali, a non poter rompere il patto del Nazareno. Che sembra godere di buona salute.
L’INTRECCIO

Ma problemi dentro la maggioranza ce ne sono – Ncd non vuole la soglia elettorale alta fino al 5 per cento per l’ingresso in Parlamento – e un vertice di maggioranza è convocato per stasera, dopo il consiglio dei ministri. Berlusconi, in cambio del sì, pretende questa soglia alta (denominabile la ”uccidi-Ncd”) e Renzi non può disgustare troppo gli alfanei. Dunque le trattative continuano. Ma il tempo è quasi scaduto. «La prossima settimana – spiega Renzi – la legge elettorale deve andare in commissione, e a dicembre in aula». Ma anche la minoranza del Pd è sulle barricate e unisce la questione Colle all’antipatia per l’Italicum, come fa Miguel Gotor: «Spero che il patto sul Quirinale non sia un distillato del patto del Nazareno». Questioni che non frenano Renzi nella sua fretta. Eppure dal Nuovo Centrodestra arrivano parole così: «E’ necessario – osserva Gaetano Quagliariello – anzitutto l’accordo nella maggioranza». Il che significa che il partito alfaneo vuole convincere Renzi a non concedere a Berlusconi l’innalzamento della soglia d’ingresso in Parlamento e significa anche che nella partita quirinalizia Quagliariello e gli altri vogliono non un Nazareno bis ma una condivisione preventiva, dentro l’area dell’esecutivo, del nome su cui puntare per il Colle. Anche perchè, fanno notare gli alfanei, la maggioranza di governo può contare su 599 grandi elettori, ben 95 sopra il tetto necessario (504) per eleggere il presidente. Ma i franchi tiratori? I 101 pugnalatori dell’altra volta?
C’è un fronte del no trasversale alla legge elettorale arrivata quasi in porto – se Berlusconi non fa le bizze di nuovo – e c’è un intreccio trasversale di paure e di desideri rispetto allo schema politico che dovrà produrre l’elezione del nuovo Capo dello Stato. Il quale sarà forse quello che darà la grazia a Berlusconi, dunque va scelto bene e la prima ragione per cui Silvio non vuole rompere il Patto del Nazareno ha molto a che vedere con la questione Colle.

Il Messaggero