Italicum, Renzi sferza la sinistra «Niente ritocchi e niente ricatti»

MATTEO RENZI

Zero ritocchi, zero ricatti. Matteo Renzi chiude ad un nuovo, ulteriore, confronto sulla legge elettorale dentro il Pd e ribadisce che a maggio «dobbiamo mettere fine a questa discussione perché continuare a rimandare non serve più a nessuno». La direzione democrat approva all’unanimità poiché le minoranze non votano.
Minoranze che non sono riuscite a concordare una tattica unitaria per contrastare l’azione del segretario. E così se Alfredo D’Attorre (accusato indirettamente da Renzi di voler ricattare il partito con lo spettro del voto segreto sull’Italicum) replica duro dicendo che «l’unico ricatto lo farebbe il governo ponendo la fiducia sulla legge elettorale», il capogruppo vicino a Bersani, Roberto Speranza, continua ad invocare il dialogo e mette a disposizione il suo incarico purché si trovi una forma di intesa unitaria nel partito. Nel suo intervento il segretario- premier ha spiegato però che sull’Italicum in gioco c’è il prestigio del Paese agli occhi degli osservatori internazionali ma anche il rilancio dell’azione riformatrice.
LA CHIAVE«La legge elettorale è stata la chiave del cambiamento proposto agli italiani», ha sottolineato Renzi. Un modo come un altro per ribadire un concetto che l’ex rottamatore ripete da mesi: il governo ha senso se fa le riforme e, tra queste, la legge elettorale è la riforma «chiave» senza la quale viene giù tutto. Da questo punto di vista il voto in direzione si è trasformato in una sorta di richiesta di fiducia all’interno del partito dopo la quale i giochi sono da considerarsi chiusi.
E tuttavia Renzi ha concesso l’onore delle armi agli avversari interni assicurando, si, che l’Italicum non tornerà al Senato («Non siamo al gioco dell’oca») ma che la discussione continuerà in Parlamento segno che forse – interpretazione confermata dai renziani – c’è una disponibilità a qualche modifica sul fronte delle riforme istituzionali.
NIENTE AFFANNOUna mossa non legata a particolari situazioni di affanno: Renzi non vede ”barbari alle porte”, né alla sua destra né alla sua sinistra. Il voto francese lo ha rassicurato sulla reale portata di movimenti populisti. «Non perdo il sonno per Landini o per Salvini», rassicura. E li liquida con una definizione personale persino sprezzante: «Sono soprammobili da talk show televisivi».
Alla Coalizione Sociale, tuttavia, Renzi dedica un supplemento di analisi. «E’ una sfida interessante – dice – che richiede una riflessione in più su cosa è stata la sinistra in Italia e sul fatto che quell’aspirazione non è mai stata maggioritaria e non ha mai portato da nessuna parte. Ma non lascia ad altri il monopolio della parola sinistra. Rifletteremo su questo tema – promette Renzi – Tuttavia credo che la Coalizione Sociale in sé si schianterà contro la realtà».
Il resto della riunione è stato un confronto molto simile ad un dialogo fra sordi con Speranza come detto (e a suo modo anche Cuperlo) che si sono spesi per evitare rischi di rottura ma anche con esponenti di stretta osservanza renziana, come Roberto Giachetti, che hanno bombardato le minoranze citando «atti e dichiarazioni» delle minoranze stesse. Un copione già visto su entrambi i versanti.

Il Messaggero