Italicum, Renzi «Niente fiducia se si rinuncia ai voti segreti»

italicum

Per far passare la legge elettorale, Matteo Renzi si è trovato un alleato insperato: Renato Brunetta. Sì, proprio lui, il più anti renziano degli anti renziani, il capogruppo di FI che ogni giorno augura e promette al governo che è l’ultimo giorno. Grazie a Brunetta, che ha promosso due Aventini nel giro di un mese, l’Italicum in commissione è già pratica archiviata visto che, essendo le opposizioni uscite dall’aula, non c’è stato bisogno né di dibattito né di votazioni su emendamenti, il testo è già pronto per l’aula con congruo anticipo e senza neanche una scaramuccia. E con due relatori: quello vero di maggioranza, Gennaro Migliore, e quello ”a strascico”, Francesco Paolo Sisto, relatore di maggioranza ai tempi del patto del Nazareno, rimasto spiazzato dalla piroetta di Berlusconi ma ancora nei panni, tanto da definirsi, e non è stato un lapsus, «relatore di garanzia».
PROVA DEL FUOCO
Ora Brunetta è atteso alla prova del fuoco. Su di lui sperano in tanti perché dia corso al suo secondo piano diabolico: chiedere il voto segreto finale sulla legge elettorale. «E così si scoprirà che a favore dell’Italicum saranno molti di più di quanti sulla carta», se la ride fregandosi le mani Roberto Giachetti, un altro che sulla legge elettorale non dismette l’elmetto. Bastano 30 deputati per chiedere lo scrutinio segreto, Brunetta ne ha il triplo, ha già promesso ai quattro venti che lo chiederà («siamo pronti, il Pd ne ha paura»), ma rischia di favorire nel segreto dell’urna non le manovre di chi vuole affossare Renzi, ma all’opposto quelli che non vogliono né la fine della legislatura, né andare a votare, né altri governi, o semplicemente vogliono dire sì a una legge elettorale che approvano e alla quale hanno pure dato disco verde fino all’elezione di Mattarella. «I franchi tiratori saranno nelle loro file, altro che», la scommessa sempre di Giachetti. Ultimo, cosa che a sinistra conta, non pare sia piaciuto granché ai militanti dem vedere propri deputati a braccetto con Brunetta, uniti nell’identico disegno di creare problemi al governo, a Renzi, e all’Italicum. «Se continuano così, alle feste dell’Unità non si potranno neanche presentare», il pronostico avvertimento dai piani alti del Nazareno.
In questo quadro, si registrano gli ultimi, estremi tentativi di evitare il voto di fiducia sulla legge elettorale. Si è mossa la ministra Maria Elena Boschi, che ha chiesto a tutti i gruppi di rinunciare a chiedere il voto segreto e in cambio il governo rinuncerà a porre la fiducia, che ormai viene data per quasi certa. «E’ uno strumento previsto dal regolamento e legittimo, ma mi auguro che i partiti rinuncino, le battaglie si possono fare a viso aperto». Il precedente è nel 1993, quando sul Mattarellum i vari partiti si accordarono a rinunciare al voto segreto, sotto la regia di tre futuri capi dello Stato: Napolitano era presidente della Camera, Ciampi del Consiglio, relatore Mattarella.
IN SOFFERENZA
A entrare in sofferenza, come al solito, è la minoranza del Pd. Area riformista doveva riunirsi, ma si è più saggiamente deciso di soprassedere. Ufficialmente perché, come dice Nico Stumpo, «non abbiamo nulla da chiarire, è Renzi che deve chiarire». In realtà, è arrivato il redde rationem: in una riunione riservata tra i big di Area, i più dialoganti e meno barricaderi a cominciare dal ministro Martina hanno criticato la scelta di dimissioni di Speranza e hanno fatto presente che non si può neanche mettere in discussione la fiducia al governo. E infatti: Speranza già annuncia il suo sì, mentre Davide Zoggia, capo dell’organizzazione ai tempi di Bersani, spiega: «Capisco Pierluigi, fa una battaglia in cui crede, e io pure, ma non credo che l’Italicum sia la madre di tutte le battaglie. Se viene messa la fiducia, la voto, ma vorrei che fino alla fine si tenti di evitarla, Renzi si fidi di più del Pd».

Il Messaggero