Italicum, Renzi corre. Fi: prima il Colle

Matteo Renzi

Matteo Renzi, il governo e il Pd (non tutto) chiedono di fare presto e fissano una data limite: il 31 gennaio. Le opposizioni, al grido di «il premier vuole fare presto per poi andare al voto subito», frenano a colpi di emendamenti all’Italicum. Forza Italia la mette così: prima eleggiamo il nuovo capo dello Stato, poi approviamo le riforme. Ma il Pd risponde picche: «Se FI si mette di traverso, pronti ad andare avanti anche senza di loro». Renzi di buon mattino si è riunito con i senatori dem e alla fine ha fissato l’agenda: il nuovo Italicum entro il 31 gennaio. E senza clausole di salvagurdia più o meno capziose, senza la riesumazione del Mattarellum, ma solo l’indicazione che la nuova legge entra in vigore a una certa data, da fissare. Punto.
NO SUBORDINATE

«Se uno punta a far passare l’ipotesi principale, non è che si mette a discutere di subordinate», spiega Giorgio Tonini, che è ai vertici del gruppo a Palazzo Madama. Se la situazione dovesse precipitare verso le urne, in quel caso di voterebbe con il Consultellum, proporzionale assai, ma non invisa né osteggiata dai renziani, si chiamino Matteo o ministro Boschi.
Un blitz democrat per far passare le riforme? Qualcuno lo ha definito così, ma la vera novità, a quel che raccontano i presenti, è che i dem di palazzo Madama si sono mostrati favorevoli a questo iter accelerato, non sono state sollevate obiezioni ultimative né dischi rossi. Le obiezioni hanno riguardato piuttosto alcuni aspetti dell’Italicum più che il timing, in particolare le liste bloccate sulle quali continuano a sollevare distinguo Gotor e altri. Replica Tonini: «In realtà, con il sistema che stiamo approvando, il partito che vince avrà 240 deputati eletti con le preferenze sui 340 che gli spettano, che sono pure tanti, troppi, speriamo di non dovercene pentire in seguito». E la mole di emendamenti approntati da Calderoli & Co? Se verranno riproposti in aula, scatteranno mannaie, tagliole e canguri per riuscire a rispettare i tempi. Un clima tutto sommato positivo dentro il Pd e che si è riverberato anche in commissione alla Camera, dove presi dall’euforia prenatalizia il deputato dem Alan Ferrari, voce baritonale, si è messo a intonare ”Venite adoremus” accompagnato da Lele Fiano, voce tenorile. Gli acuti sono stati così forti, che dalla stanza accanto hanno chiesto cortesemente di soprassedere, c’era la Bbc che stava registrando una trasmissione.

Il Messaggero