Italicum, maggioranza unita su mozione: “Sì a proposta comune che coinvolga tutti”

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Intesa raggiunta al termine della trattativa Pd-Ncd. “Nessuna tensione. Convergenza di tutta la maggioranza per presentare un testo comune che confermi l’impegno di Matteo Renzi alla disponibilità ad un lavoro del Parlamento per modificare l’Italicum”. Ad annunciare il punto di approdo – al termine di una giornata densa di polemiche – è in serata il capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato, che sintetizza così le decisioni dei capigruppo di maggioranza: una riunione in vista del voto di domani sulle mozioni legate alla nuova legge elettorale.

L’idea iniziale, aveva spiegato nel pomeriggio un parlamentare dem, era quella di tentare la “soluzione più semplice”, ovvero limitarsi a votare no alla mozione di Sinistra italiana che ne aveva presentato una propria con l’obiettivo di impegnare la Camera a modificare l’Italicum sulla base della supposta incostituzionalità di alcuni punti. Da giorni, però, è apparso chiaro che Area Popolare (Ncd più Udc) avrebbe presentato un proprio documento. Questo ha spinto anche il Pd a ragionare sulla possibilità di presentare un testo, per evitare che la maggioranza di governo andasse in ordine sparso sulla legge elettorale.

INFOGRAFICA: ITALICUM PER PUNTI

Intanto però in giornata è arrivata la bocciatura senza mezzi termini da parte dei Cinquestelle dopo il rinvio da parte della Consulta dell’udienza sull’Italicum prevista per il 4 ottobre.

Ma il premier ha subito replicato al M5s parlando a margine della seduta dell’Onu: “Noi siamo totalmente disponibili a cambiare, per M5s il ballottaggio è antidemocratico, non credo che le sindache Chiara Appendino e Virginia Raggi siano d’accordo, sennò non sarebbero state elette. Ora aspettiamo Silvio Berlusconi e Matteo Salvini così tutte le posizioni sono in campo e poi faremo le modifiche”. Cambiare la legge elettorale prima del referendum? “La discussione parlamentare viene gestita dal Parlamento – risponde il premier -. Il governo ha data massima disponibilità, ma tocca al Parlamento decidere”.  “Il referendum – ha poi ribadito – non riguarda la legge elettorale” e questo la Consulta “lo ha chiarito”.

La risposta del centrodestra, tuttavia, non s’è fatta attendere. Forza Italia e Lega, infatti, non vogliono sedersi al tavolo: “Non togliamo le castagne dal fuoco al premier”, ribadiscono. Entrambe hanno fatto sapere che non presenteranno mozioni per cambiare l’Italicum ma si tratta di una posizione che potrebbe mutare domani, complici anche i contatti in corso con Fratelli d’Italia.

“Avverto una certa sproporzione – ha commentato dunque Renzi – tra le grandi questioni che riguardano il futuro dei cittadini, gli investimenti sulla crescita, la ricerca, in discussione all’Onu, e le piccole vicende quotidiane che tanto appassionano più la classe politica che i cittadini, le regole del gioco su chi andrà in Parlamento la prossima volta”.

In merito invece alla posizione del M5s, si tratta di una virata rispetto a meno di due mesi fa quando, forte della fresca vittoria della Raggi a Roma, il M5s frenava sulle modifiche alla legge elettorale: “Non è una priorità per il Movimento”, aveva detto a fine giugno il deputato e membro del direttorio Luigi Di Maio. E invece oggi –  alla luce delle difficoltà incontrate dalla sindaca capitolina – a Montecitorio il M5s ha depositato una mozione che impegna la Camera ad “approvare in tempi rapidi una nuova legge elettorale con formula proporzionale in circoscrizioni medio-piccole e preferenze”. Di fatto è il rilancio del “Democratellum”, la proposta di legge elettorale – frutto di una consultazione online a cui hanno partecipato 30mila iscritti ai cinquestelle e depositata nel 2014 – che mira a introdurre un sistema proporzionale corretto con preferenze e un voto di ‘penalizzazione’ per eliminare dalla lista un candidato, senza alcun premio di maggioranza”.

“L’Italicum va cancellato tout court – affermano i deputati grillini della commissione Affari costituzionali  –  in quanto non è una legge migliorabile perchè è antidemocratica e incostituzionale. Il governo Renzi sembra composto da un gruppo di dilettanti allo sbaraglio perchè non è stato neanche in grado di scrivere una buona legge elettorale, dopo la bocciatura del Porcellum da parte della Consulta. Non ci piace l’Italicum, a prescindere dal fatto che possa farci vincere le elezioni o meno,  perchè a noi sta di più a cuore l’interesse dei cittadini, che devono essere adeguatamente rappresentati in Parlamento sia alla Camera che al Senato”.

La risposta del Pd. “Se il M5s dice no all’Italicum a favore del proporzionale, allora deve accettare le alleanze in Parlamento per dar vita al governo”, reagisce il senatore Pd Giorgio Tonini su Twitter. E di rincalzo, il collega d’aula e di partito Andrea Marcucci aggiunge: “Tanto rumore per nulla, il M5s vuole ritorno alla Prima Repubblica. Proporzionale e preferenze, alla faccia del nuovo”. Tanto rumore per nulla, #M5S vuole ritorno alla prima repubblica. Proporzionale e preferenze, alla faccia del nuovo. #Italicum

— Andrea Marcucci (@AndreaMarcucci) 20 settembre 2016

Opposizioni su Consulta. Intanto continuano le reazioni delle opposizioni alla decisione della Corte Costituzionale di rinviare il giudizio di legittimità dell’Italicum a dopo il referendum sulla riforma costituzionale. Il senatore di Forza Italia Altero Matteoli critica la reazione di soddisfazione del premier Matteo Renzi: “Al suo posto io non gioirei – ha detto – la decisione della Corte prova indirettamente che il combinato disposto legge elettorale-riforma costituzionale esiste, eccome. È evidente che la Corte, qualunque fosse stato il giudizio, avrebbe interferito con la campagna referendaria condizionandone l’esito. Continuare a negare questa evidenza, scopre ancor più il fianco di Renzi, in chiara difficoltà”.

“La Corte Costituzionale non ha voluto togliere le castagne dal fuoco a Renzi – aggiunge il senatore leghista Roberto Carderoli – e a questo punto i motivi per votare no al referendum restano tutti, anzi si rafforzano, perché resta sul tavolo il pericolo rappresentato dal combinato disposto tra questa legge elettorale e la riforma costituzionale che, in questo modo, ci porterebbero verso una deriva autoritaria, verso un regime a cui i cittadini si opporranno votando per il no”.  Sulla stessa linea anche Gaetano Quagliariello, senatore di Idea.

La Repubblica