Italicum, la tela di Renzi Primi voti senza fiducia

Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, durante la presentazione del libro di Aldo Cazzullo 'Basta Piangere!' al teatro Argentina, Roma, 26 novembre 2013. 
ANSA/CLAUDIO PERI

«Questa è una legislatura costituente, se non si fanno le riforme avanti la prossima». Il pressing continua e sotto i colpi di Matteo Renzi il fronte di chi si oppone all’Italicum continua a sbriciolarsi. «Alla fine non più di una ventina di voti contrari tra area riformista e il resto della sinistra», spiega un deputato renziano pronto a scommettere su altri outing dopo quello di Elena Carnevali e Dario Ginefra. Sul piatto della sfida in aula il premier ha messo la tenuta del governo e la stessa legislatura visto che – malgrado le suggestioni del capogruppo di FI – un governo senza il Pd, e composto da coloro che hanno bocciato l’Italicum, sarebbe ben difficile da mettere insieme.
CRITICAOggi e domani si comincia alla Camera con la discussione generale, ma è molto probabile che il tutto sia destinato a slittare la prossima settimana in modo da permettere alla maggioranza di chiedere il contingentamento dei tempi. La sfida si è ora spostata non tanto sull’esito finale, che appare scontato anche grazie all’arma del voto di fiducia, quanto sul prezzo che Renzi dovrà pagare per portare a casa la legge elettorale. «Io ci vedo solo tutta tattica e niente altro». Emanuele Macaluso, ex parlamentare e profondo conoscitore degli umori interni al Pd, liquida così la posizione della minoranza del Pd che pubblicamente critica il voto di fiducia nella speranza che però ci sia, in modo da poter giustificare la necessità di un ricompattamento teso ad evitare che, insieme al governo, affondi anche la Ditta.
Ragioni simili a quelle del capogruppo di Forza Italia che, per evitare lo sfaldamento del gruppo, pensa di inzeppare l’iter della legge con una valanga di emendamenti accompagnati dalla richiesta di scrutinio segreto. Tattica, questa, che potrebbe però trasformarsi in boomerang qualora il governo decidesse di non ricorrere al voto di fiducia dopo esser riuscito a contenere il dissenso interno e gli emendamenti di marca-Pd. Non sono infatti pochi, dentro FI ma non solo, i deputati d’opposizione che, nel timore di andare anzitempo a casa, potrebbero decidere di sommare – nel segreto – il proprio voto a quelli della maggioranza.
La prova del nove si avrà subito visto che le due questioni pregiudiziali di costituzionalità – sulle quali FI ha già chiesto lo scrutinio segreto – si voteranno immediatamente dopo la discussione generale e senza la fiducia. Dai numeri che verranno fuori nelle prime due consultazioni dalla quantità e qualità di richieste di voto segreto, il governo deciderà se e quando mettere la fiducia.
SUMMITInfatti nulla è stato ancora deciso anche se il premier sa che gli oppositori all’Italicum sperano confidano che sia il governo a tirar via le castagne dal fuoco ”costringendoli” a quattro voti di fiducia. Un po’ come è accaduto con la sostituzione dei componenti della commissione Affari Costituzionali, suggerita dagli stessi oppositori e ufficialmente disposta dal segretario del Pd.
D’altra parte il ricorso al voto di fiducia non metterebbe l’Italicum al riparo visto che non c’è nel il voto finale che sarà – dietro esplicita richiesta già annunciata dalle opposizioni – a scrutinio segreto. Si torna quindi alla sostanziale questione di fiducia sulla legge elettorale che il premier ha posto da tempo con argomentazioni che hanno fatto irritare l’ex segretario Pier Luigi Bersani e che lo stesso Renzi intende sostenere di nuovo nell’assemblea del gruppo del Pd della Camera che potrebbe tenersi domani sera.

Il Messaggero