Italicum, la sinistra pd lancia un nuovo appello ma il premier non ci sta

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Si comincia, oggi, in surplace. L’Italicum, la legge chiamata a sostituire l’anticostituzionale Porcellum, arriva oggi in commissione alla Camera. Un paio di riunioni in sordina in attesa dell’assemblea dei deputati del Pd al termine della quale dovrebbe essere recepita la linea della direzione prima del voto in aula.
Tutto nell’arco di una quindicina di giorni e senza modifiche al testo già approvato al Senato. «Capilista bloccati e premio di maggioranza, non si toccano», ripete il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini. Nessuna modifica per evitare che la legge torni a palazzo Madama in quella che il Rottamatore considera «un eterno avanti e indietro che rischia di far finire il tutto nel nulla». Renzi teme infatti che un’eventuale modifica del testo – già ritoccato a palazzo Madama – riapra il dibattito non solo nel Pd, ma anche nella maggioranza e che impedisca a molti di FI la possibilità aderire ad un testo già votato dai senatori azzurri di Paolo Romani.
FLOP
I tentativi di riaprire il confronto non sono però finiti ed è di ieri sera la notizia di una lettera-appello che una settantina di deputati hanno firmato per chiedere a Renzi di «non chiudere il confronto». Nel testo della missiva si chiede di discutere alcune «criticità» dell’Italicum anche in rapporto alla riforma costituzionale già approvata in una prima lettura conforme. Il testo, messo a punto dai deputati di Area Riformista considerati più dialoganti con Renzi, come Roberto Speranza, Cesare Damiano e Nico Stumpo non ha ancora la firma del capogruppo e dell’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani proprio per evitare che possa essere interpretato come il manifesto dell’opposizione interna.
Obiettivo dei promotori è quello di sganciare le critiche all’impianto della legge con il confronto interno al partito, ma sembra difficile che un paio di cartelle riescano a convincere il presidente del Consiglio a riaprire un dossier che ritiene di aver già faticosamente chiuso al Senato anche con Forza Italia.
Obiettivo dei firmatari è quello di convincere il premier, come già avvenuto in occasione del jobs act, che le modifiche richieste non hanno come obiettivo quello di affossare la legge ma di correggerla assicurando un iter rapido e blindato a palazzo Madama. Renzi non sembra però fidarsi e gli assalti della minoranza interna alle linee di politica economica e finanziaria presentate ieri, accrescono il sospetto di aver a che fare con un’opposizione interna «ormai irrecuperabile», molto poco disposta al dialogo e vicina alla scissione.
NAZIONE
Qualora il tentativo di mediazione, ispirato dal capogruppo Speranza, dovesse fallire lo scontro si sposterebbe in aula con lo stesso Speranza che potrebbe fare un passo indietro. E’ infatti poco probabile che il testo possa avere problemi in Commissione dove i rappresentanti del Pd, critici nei confronti dell’Italicum, si faranno sostituire al momento del voto finale. A prevedere che il confronto in aula «sarà particolarmente acceso», provvede il senatore del Pd Miguel Gotor che dispensa consigli ai colleghi deputati del Pd ai quali ricorda che, «in virtù dell’articolo 67 della Costituzione, rappresentano la Nazione» e che quindi sono chiamati «a tutelare gli interessi comuni e indivisibili della democrazia italiana». Più concreto Alfredo D’Attorre che, prima di decidere se farsi sostituire o meno in prima commissione, chiede a Renzi di «sgombrare il campo dall’ipotesi della fiducia sulla legge elettorale, cosa che sarebbe uno strappo politico e istituzionale». Per D’Attorre se il presidente del Consiglio lo facesse «sarebbe un atto di rispetto verso il Parlamento e le sue prerogative».
E’ molto probabile che, poco prima del voto, Renzi sciolga solo in parte i dubbi di D’Attorre in questo modo: «Anche se non faccio richiesta formale di voto di fiducia, il gruppo del Pd sappia che riterrei conclusa la missione della maggioranza qualora il testo venisse bocciato». Come dire che stavolta la forma non cambia la sostanza e che le elezioni anticipate a giugno non sono un’eventualità troppo lontana.

Il Messaggero