Italicum, guerriglia delle minoranze E sul Quirinale è caos Forza Italia

ANGELINO ALFANO 4

La guerriglia degli emendamenti. Le barricate delle minoranze di tutti i tipi e di tutti i colori. Le divisioni interne ai due partitoni, e le tensioni dentro Ncd e tra Ncd e il Pd considerato troppo sbilanciato a sinistra sul Jobs Act. Tutto ciò dovrebbe rendere impraticabile il campo di gioco del Senato, dove la partita dell’Italicum arriverà appena dopo la Befana. La Lega punta i piedi contro i capilista bloccati. La folta pattuglia dei democrat anti-renziani di Palazzo Madama insistono sulle preferenze, temendo che Matteo sennò le liste elettorali le fa tutte di suo pugno infischiandosi dei territori e dei personaggi rappresentativi nei vari territori che spesso derivano dalla vecchia ditta dalemian-bersaniana. Per non dire dei seguaci azzurri di Raffaele Fitto, che al Senato sono molto rumorosi e bellicosi.
IL PLOTONE

L’attacco in massa che i fittiani ieri hanno scatenato contro Giovanni Toti – prendersela con lui è come attaccare personalmente ma indirettamente Berlusconi – riguarda il Quirinale ma s’innesta anche nella battaglia sulla legge elettorale. A proposito della quale, oltre a volere fortemente le preferenze, i fittiani contestano l’eccessivo appiattimento di Berlusconi nei confronti di Renzi e la sua mancanza di forza d’iniziativa. Di fatto, da Maurizio Bianconi a Vincenzo D’Anna (super-berlusconiano tendenza Fitto trasmigrato nel gruppo dei Gal in Sento) a tanti altri, nel pomeriggio di ieri tutti insieme hanno cominciato a impallinare Toti, sfruttando il fatto che il consigliere di Berlusconi ha avanzato ipotesi e ragionato su nomi (Prodi, no. Draghi e Padoan chissà) adatti a diventare presidente.
«A nome di chi parla Toti?», è l’affondo di D’Anna. E ancora: «Il presidente Berlusconi spesso richiama tutti quanti noi ad evitare contrapposizioni sugli organi di stampa, ovvero a fare a meno del pollaio che caratterizza sempre ogni querelle. Tuttavia egli stesso lascia che i suoi più stretti collaboratori indulgano nell’ossessiva ripetizione di proposte e tesi che a volte non hanno nè capo, nè coda e che, in altri casi, sono state più volte respinte dai diretti interessati».
Questo, per dire del clima interno a Forza Italia. Rispetto al quale Berlusconi si mostra distante ma ritiene molto importante invece stare nella partita per il Colle e quindi non rompere – lo spiega in tutti i modi a tutti coloro che lo accusano di mollezza verso Renzi – con il suo adorato Matteo («Sui sindacati per esempio si sta rivelando bravissimo. Qualcuno finalmente si oppone allo strapotere della Cgil») nella vicenda dell’Italicum. «Se viene meno l’accordo sulla legge elettorale – insiste Berlusconi – Renzi elegge il presidente della Repubblica con la sinistra e con tutti gli altri e contro di noi. Farci escludere sarebbe da suicidio».
Il modo per smosciare la guerriglia in Senato, e per garantire l’elezione del successore di Napolitano secondo lo schema del Patto del Nazareno, sarebbe stato trovato. E da questo punto di vista sia Berlusconi sia Renzi si mostrano abbastanza tranquilli: la clausola di salvaguardia, ossia la norma secondo la quale non si andrà a votare prima del 2016 e se si dovesse votare prima dell’abolizione del Senato il sistema sarebbe quello proporzionalista del Consultellum, diventerà l’arma che smoscia tutti gli ardori di tutte le minoranze. Interessate in fondo, più che altro, alla prosecuzione della legislatura. Renzisti e berlusconiani modello Verdini assicurano: alla fine la clausola ci sarà. E anche chi come il leghista Calderoli sta facendo fuoco e fiamme («Riusciremo a demolire la schifezza dei capilista bloccati»), chi come Fitto e come la sinistra dem sta giocando la sua partita, di fronte alla possibilità di avere più tempo, senza elezioni, per rafforzare il proprio partito o la propria corrente potrebbero rabbonirsi. Spostando magari – e già lo stanno ampiamente facendo – la battaglia sul terreno del tutti contro tutti nell’elezione per il Colle.

Il Messaggero