Italicum e Colle Renzi sfida FI e tenta i grillini: dialoghiamo

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«Non sono in grado ora dire ora se riusciremo ad approvare la riforma elettorale prima dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica, dipende da quando si dimette Napolitano. Ma sicuramente non si possono tirare i remi in barca sull’Italicum: il nodo del Quirinale non può bloccare le riforme». Matteo Renzi torna a bocciare la richiesta di Silvio Berlusconi di affrontare prima la questione del nuovo inquilino del Colle e, soltanto dopo, approvare la legge elettorale.
IL RITARDO

Eppure, in un’intervista con Lucia Annunziata su Rai3, il premier sembra accedere all’idea di incassare più tardi del previsto il sì all’Italicum: «Per la fine dell’anno non ce la facciamo. La riforma elettorale entro Natale entrerà in Aula al Senato, ma non ci sarà il voto finale». Insomma, tutto rinviato a gennaio, nella speranza che Napolitano si dimetta il più tardi possibile. Inevitabile però chiedere a Renzi come si sceglierà il successore. La risposta: «Con la maggioranza più ampia possibile e dico possibile…». Come dire: non accetterò ricatti e compromessi oltre misura, quando si abbasserà il quorum si potrà eleggere il nuovo capo dello Stato a maggioranza assoluta. Tant’è, che molti renziani scommettono che il premier tirerà fuori “il nome buono” (non da bruciare) soltanto alla quarta votazione.
In vista della doppia partita su legge elettorale e Quirinale, Renzi intanto lancia segnali nel campo avverso. Per prima cosa mette i puntini sulle ”i” riguardo a Berlusconi: «Sulle regole del gioco dobbiamo tenere conto di lui perché rappresenta milioni di italiani. Non c’è dubbio però che Berlusconi non dà più le carte. Ha fatto bene quando era al governo? Sarà la storia a stabilirlo, io penso di no».
Un altro scricchiolio per il patto del Nazareno. Tanto più che qualcosa si muove tra i Cinquestelle, dopo la nuova batosta elettorale alle elezioni in Calabria e in Emilia Romagna. Renzi coglie al volo la «novità»: «Se i Cinquestelle sono disponibili a scrivere insieme le regole, dico sì tutta la vita. Quello che sta accadendo dentro il movimento di Grillo non resterà senza conseguenze per la legislatura. Ma non credo che verranno a ingrossare la maggioranza». Non manca una bastonata a Beppe Grillo e una carezza ai ribelli grillini: «Grillo aveva un calcio di rigore, poteva cambiare l’Italia, invece ha scelto di non far giocare i suoi. Molti di quei ragazzi sono molto seri…».
Liquidato il comico genovese, Renzi si occupa del leader della Lega e della minoranza del Pd: «Salvini scommette sulla rabbia e sulla disperazione. Come hanno dimostrato le elezioni regionali, l’alternativa al mio governo non è la sinistra che è scesa in piazza contro il Jobs act, ma una destra populista e xenofoba alla Marie Le Pen. Io però non ho paura di Salvini, come non avevo paura di Grillo».
In vista della riunione della Direzione del Pd di oggi, Renzi affronta anche la questione del calo della fiducia: un meno 15 per cento in pochi mesi. «Questo calo non mi fa male, è naturale e inevitabile perdere consenso quando provi a cambiare le cose che stanno lì da anni, come le regole sul mercato del lavoro o sul fisco». E sarà su questa linea che Renzi affronterà la minoranza su cui aleggia la minaccia delle elezioni anticipate: «Finire le riforme è l’unico modo per dare senso alla legislatura». Traduzione: senza riforme, al voto.

Il Messaggero