Italiani rapiti in Libia, portavoce di Haftar: “C’è la mano di Al Qaeda”. Gentiloni: “Non ci risulta”

18/11/2013 Roma, un caffè con... Paolo Gentiloni

LA MANO di Al Qaeda dietro al sequestro degli italiani in Libia. Lo ha affermato il colonnello Ahmed al Mismari, portavoce delle forze armate libiche legate a Khalifa Haftar, l’ex gheddafiano generale di Tobruk. L’alto ufficiale ha rilasciato questa dichiarazione ieri sera sul portale libico Alwasat, e non spiega su quali elementi poggia questa notizia che, al momento, resta una sua ipotesi. Il sequestro dei due tecnici italiani e di un canadese, avvenuto lunedì nel sud della Libia, “è stato compiuto da una banda criminale, ma per come è stato eseguito porta i segni lasciati in genere da Al Qaeda”, ha dichiarato.

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni però non si sbilancia. “A noi non risulta che dietro al rapimento dei nostri due connazionali in Libia ci sia Al Qaeda. In questo momento non siamo in grado di confermare o smentire affermazioni di questo genere” ha detto incontrando i giornalisti a New York, “È essenziale in queste ore che si lasci lavorare chi sta indagando con il massimo riserbo”.

La tesi è stata respinta anche da Komani Muhammad Saleh, sindaco di Ghat, località al confine dell’Algeria dove è avvenuto il rapimento. “Non è stata Al Qaeda ma un gruppo fuorilegge” ha ribadito all’agenzia Aki-Adnkronos International, “non neghiamo che Al Qaeda sia attiva nella regione di Ghat e nei suoi dintorni e siamo al corrente della sua presenza, ma affermiamo con certezza che non è Al Qaeda ad aver rapito i due italiani”. “Abbiamo forti sospetti su un gruppo fuorilegge attivo al di fuori della città e con cui non siamo ancora entrati in contatto”, sottolinea Saleh, che però non esclude che “questo gruppo potrebbe consegnare gli ostaggi ad Al Qaeda, ma non ce lo auguriamo”.

Sulla possibilità che il rapimento dei due italiani in Libia abbia un legame con l’intervento italiano nel paese, la ministra della Difesa Roberta Pinotti ha risposto: “C’è un’ottica molto italianocentrica, forse un po’ provinciale quando leggiamo le situazioni che avvengono nel mondo: in questo caso si tratta di due italiani e un canadese e allora non mi spiegherei perché tra i rapiti vi sia anche quest’ultimo”. “Immediatamente – ha aggiunto – da fonti libiche che si sono espresse e dalle autorità locali si è parlato di criminalità comune. Detto ciò su questi casi quello che possiamo fare è lavorare con il massimo riserbo”.

Il 19 settembre due cittadini italiani sono stati rapiti nel sud della Libia. Si tratta di Bruno Cacace, 56enne
residente a Borgo San Dalmazzo (Cuneo), e Danilo Calonego, 66enne della provincia di Belluno di Sedico (Belluno), che lavorava in Libia dal ’79. Con loro è stato sequestrato anche un cittadino canadese. Finora non è arrivata alcuna rivendicazione.

La Repubblica