Italia? Uno che non sia una mezza tacca

Antonello Angelini

Ho amato da sempre gli allenatori olandesi. L’Olanda è la nazionale che tifo quando esce l’Italia da un mondiale o un europeo. Una nazione di soli 14 milioni di abitanti che esprime calcio bellissimo e che ha dato una serie di fenomeni al calcio mondiale, da Cruijff a Neeskens, Krool e Resenbrick, da Gullit a Van Basten, da Davids a Robben a Van Persie e Snejder. Tre volte sfortunata finalista al mondiale, depredata dalla sfortuna in Argentina e Germania. Una volta campione d’Europa con la maglia a petalo di tulipano nel 1988. Ma soprattutto la terra dove è stato inventato il calcio totale, e dove non viene esasperato il tatticismo difensivo.

Allenatori come Hiddink, Advocaat e Van Gaal potevano nascere solo in Olanda. Ieri Van Gaal ha fatto quello che avrebbe dovuto fare Azeglio Vicini nel mondiale ’90. Ma Vicini non avrebbe potuto mai avere il coraggio di qualcosa del genere. Sostituire il portiere nei calci di rigore è impensabile da noi, è qualcosa che espone a critiche e se per caso non funzionasse diventerebbe un boomerang. All’Italia invece servirebbe un allenatore olandese, uno che potrebbe sfatare certi miti. Da noi sostituire un portiere per i calci di rigore significa non avere fiducia in lui. Invece l’attaccante lo puoi sostituire? E’ questa mentalità che ci dobbiamo togliere. Il portiere titolare dell’Olanda esultava come se avesse parato lui.

Proprio come un certo Balotelli o un certo Cassano vero? L’Italia perse mondiali con Vicini e Maldini, tecnici che non seppero dare nulla alla nazionale e poi ci fu una prima svolta. Allenatori fuori dalla FIGC. Finalmente Sacchi, Zoff e poi Lippi e l’Italia arrivò seconda al mondiale poi all’Europeo e vinse il titolo nel 2006. Con Vicini e Maldini abbiamo sprecato una generazione di calciatori che non avremo per molto tempo: Vialli, Baggio, Schillaci, Mancini. L’Italia nel 1990 aveva il Milan finalista in Champions, la Samp in Coppa Coppe e Juventus e Fiorentina si giocavano la finale di UEFA. Sempre in quegli anni il Torino faceva la finale Uefa, il Cagliari la semifinale e il Parma vinceva Coppa delle Coppe e Coppa Uefa. Una superiorità schiacciante che si tradusse nella sconfitta al mondiale in casa per l’inettitudine dell’allenatore Vicini, costretto a mandare in campo Schillaci a furor di popolo. Lasciò a casa Baggio in semifinale. Lasciamo perdere che mi torna ancora su la rabbia. Non ripetiamo errori del passato, non prendiamo mezze tacche in nazionale. Troviamo uno con gli attributi, uno stile Van Gaal!!

Antonello Angelini
Il Tempo