Italia-Svezia, Buffon: “Ibrahimovic ci fa paura, ma noi siamo come nel 2006…”

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La prima domanda che i media svedesi rivolgono a Buffon, ovviamente, è su Ibra, ripartendo da quel famoso gol di tacco del 2004, anche allora Italia-Svezia, seconda giornata del girone eliminatorio dell’Europeo. “Non ho un bel ricordo, anche se poi ho avuto modo di apprezzare il gesto tecnico – spiega il portierone azzurro -. Ma sono passati 12 anni, ai tempi non si sapeva nemmeno quale carriera avrebbe fatto Zlatan. Ancora oggi lo temiamo tantissimo, è uno dei pochi a fare la differenza nelle squadre in cui gioca. E se è vero che la Svezia non è solo Ibra, è indubitabile che le sue doti siano superiori a quelle dei compagni”.

problemi — Gigi, solitamente più incline allo scherzo, non indugia troppo in sorrisi: “Noi storicamente abbiamo avuto delle difficoltà nelle seconde partite”, ammette. Allora il dubbio viene: c’è il pericolo di una “nuova Costa Rica”? “L’inizio è stato confortante, ma siamo consapevoli dei nostri limiti – assicura il capitano -. Conoscerli significa sapere cosa devi mettere in campo per non steccare la partita. Se giochiamo ottimamente, coi nordici vinciamo. Se facciamo una buona gara la pareggiamo, se siamo sufficienti o appena sotto la perdiamo, perché loro non ti regalano niente”.

punti di forza — A proteggerlo, c’è sempre una retroguardia di livello mondiale: “Ho sempre avuto un feeling particolare coi difensori con cui ho giocato in carriera – racconta Gigi -. Io, Barzagli, Bonucci e Chiellini ci conosciamo da tanto e ci stimiamo anche come persone. Leonardo è un playmaker difensivo, sa impostare benissimo, ha piedi ‘felici’ che gli permettono di osare. Ha il coraggio e la personalità per tentare giocate al limite ed è migliorato tanto in fase difensiva. E a diffondere la mentalità giusta al resto della squadra ci ha pensato Conte, facendo capire a tutti che il risultato viene da sacrifici, conoscenze e tante qualità. C’è dall’inizio unità di intenti ed in questo c’è analogia con 2006: crediamo nel gruppo, abbiamo compiuto l’impresa del Mondiale grazie a quello”.

La Gazzetta dello Sport