Israele: «Su Gaza nessuna tregua» Migliaia in fuga dalle bombe

GAZA

Un uragano prima della calma? È ciò che sembrano temere gli americani che hanno sospeso per ventiquattro ore i loro voli da e per Israele. Una mossa seguita a ruota da molte compagnie europee, compresa l’Alitalia. Missili lanciati da Gaza continuano a colpire nelle vicinanze dell’aeroporto internazionale Ben Gurion ma soltanto ieri il Dipartimento di stato ha consigliato ai suoi cittadini di non viaggiare in Israele o Palestina e le compagnie hanno bloccato i loro aerei. C’è chi ritiene che un cessate il fuoco potrebbe essere imminente e che le parti useranno il tempo che rimane per andare il più avanti possibile con le armi. «Questo scontro non deve finire con una parità», il commento di un ministro israeliano. 
NESSUNA TREGUA
Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha suggerito una tregua immediata di cinque giorni per poter negoziare. Israele, che aveva accettato la proposta formulata dal presidente egiziano prima di iniziare l’operazione di terra, oggi la rifiuta: vuole, ripete il premier Netanyahu, eliminare la capacità offensiva di Hamas. Ossia missili e tunnel. Hamas, ogni giorno che passa, vede aumentare le perdite dei militari israeliani (27 morti, una settantina i feriti). E con la cattura di un soldato (o del suo corpo) crescono le sue possibilità negoziali (chiederà il rilascio di centinaia di prigionieri). Ma rincorre anche una vittoria diplomatica che, isolata come è (l’Ue, come Israele, chiede il suo disarmo), appare sempre più difficile. Un’impasse pericolosa.
I MORTI
I bombardamenti israeliani su Gaza hanno provocato nuove vittime. Fonti mediche parlano di un bilancio di oltre seicento morti, i feriti si avvicinano alla cifra di quattromila. La popolazione è in fuga dalle zone più calde dove intere famiglie sono state distrutte, per non parlare delle loro abitazioni. L’attività missilistica di Hamas contro i centri abitati israeliani continua seppure con minore intensità. Il tutto in una guerra combattuta anche per conquistare credibilità e sostegno a livello internazionale. Hamas insiste per la fine dell’assedio israeliano di Gaza. Israele spiega che la sua popolazione non può vivere sotto la costante minaccia del “terrore” costituito dai missili lanciati dalle milizie islamiche. Il segretario generale dell’Onu, Ban ki-Moon è arrivato a Tel Aviv con un appello chiaro. «Il mio messaggio a israeliani e palestinesi è lo stesso, basta combattersi, iniziate a parlarvi. Le operazioni militari non favoriranno la stabilità di Israele». Netanyahu, rispondendo al suo ospite, ha evitato di parlare di negoziati con la leadership palestinese limitandosi a denunciare il pericolo dei gruppi estremisti islamici in Medio Oriente e Africa. «Hamas è come l’Isis, al Qaeda e Boko Haram. Loro non vogliono una soluzione a due Stati. La loro lagnanza è che noi esistiamo». 
La nuova proposta formulata dalla direzione palestinese prevede negoziati immediati sul blocco di Gaza. L’Egitto ha già dato la sua disponibilità ad aprire il varco con la “striscia” che affiderebbe, con il consenso israeliano, all’Autorità nazionale palestinese. Hamas insiste per la fine del blocco navale o almeno una riduzione dei limiti imposti ai pescatori di Gaza ma il relativo silenzio dei suoi leader, molti dei quali non vivono nella “striscia”, fa pensare che un compromesso sia possibile. La fine degli scontri e la difesa della popolazione civile sono l’obiettivo immediato della diplomazia internazionale ma il segretario di Stato americano, atteso oggi in Israele, ha ribadito la necessità di affrontare «l’incredibilmente complicata questione sottostante che ha portato a questa crisi». Il rapporto tra Kerry e Netanyahu è difficile. Il capo della diplomazia americana non nasconde la propria insofferenza per il comportamento del premier al quale attribuisce, in gran parte, il fallimento dei negoziati che aveva mediato con il presidente palestinese per quasi un anno. Inoltre, le sue parole “rubate” da una tivù americana, hanno fatto capire che Netanyahu gli aveva garantito un’operazione di terra molto meno cruenta. 

IL MESSAGGERO