Isis, nuove minacce all’Italia Caldei rapiti, chiesa bruciata

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Basta poco ai terroristi per avere una risonanza globale, magari solo un hashtag o un tweet, e questo effetto-valanga meriterà una riflessione. Le minacce all’Italia, che si ripetono da qualche giorno, amplificate oltretutto dalle reazioni della politica, sono uno dei casi più evidenti della deformazione dell’informazione ai tempi del web e dei social network. Però sull’ultima minaccia, di un jihadista che sul web mette in guardia Roma dall’entrare in guerra contro l’Isis, le milizie dello Stato islamico, c’è una sorta di “certificazione” del Site, organismo con sede a Washington specializzato nel monitorare il terrorismo. L’ultima minaccia all’Italia, al di là di espressioni da Grand Guignol come quella che il «sangue dei suoi cittadini» colorerà il Mediterraneo, è che potrebbe essere colpita dai cosiddetti «lupi solitari». Si tratta di combattenti, addestrati in Medio Oriente e poi tornati in Europa, oppure autodidatti che potrebbero colpire il nostro Paese con azioni come quelle che hanno insanguinato, nelle settimane scorse, Parigi e Copenhagen.
VERTICE A PARIGI
I «lupi solitari» sono in effetti la minaccia più attuale per l’Occidente. Se Al Qaeda aveva realizzato un modello di terrorismo molto organizzato, l’Isis punta invece sull’indottrinamento, o sulla manipolazione ideologica, che permettono di reclutare terroristi pescando tra le fila di ogni emarginazione sociale, fuori ma anche dentro l’Europa. E anche se il primo ministro Matteo Renzi ha ridimensionato l’allarme per il nostro Paese («Non siamo sotto attacco»), è un fatto che il responsabile della Farnesina Paolo Gentiloni, da quando è stato definito «ministro crociato» in un video dell’Isis, ha cambiato vita, protetto giorno e notte dai carabinieri. Oggi Renzi sarà a Parigi, con lui anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano, per incontrare il presidente francese Francois Hollande in un vertice bilaterale. Ci sarà anche Bernard Cazeneuve, ministro dell’Interno francese. Ieri Cazeneuve ha confermato il sequestro dei passaporti a sei presunti jihadisti dai 23 ai 28 anni. In alcuni di questi sei casi le denunce sarebbero arrivate dalle stesse famiglie, telefonando al numero verde anti-jihad, una delle novità in Francia dopo la strage nella redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo, che domani tornerà in edicola (tiratura due milioni e mezzo di copie) dopo un mese e mezzo di pausa.
Anche Parigi è sotto minaccia, e in un video degli islamici africani di Al Shabaab si rivela la volontà di colpire i due più grandi centri commerciali della capitale (insieme, oltre 80 milioni di visitatori all’anno). Il livello di sorveglianza è aumentato almeno due volte. Hollande ha fatto già le sue scelte, e la lotta all’Isis non sarà di facciata. La portaerei più rappresentativa della marina francese, la Charles de Gaulle, è già da qualche giorno nel Golfo Persico e dovrebbe restarci per altri due mesi.
L’ATTACCO
Nei prossimi giorni cominceranno le prime operazioni contro l’Isis, con l’uso di droni. Ma l’Isis previene questo nuovo fronte con attacchi sulle comunità più indifese. In Siria i miliziani di Al Baghdadi hanno attaccato alcuni villaggi, ucciso decine di persone, data alle fiamme l’antica chiesa di Tal Hermez. E in due villaggi di cattolici caldei (fonte Newsweek), sarebbero stati fatti prigionieri centinaia di donne e bambini. l’Isis avrebbe chiesto la liberazione di suoi miliziani in cambio della vita dei caldei.
L’Italia in questa guerra tra Siria e Iraq non ci sarà, in attesa che le venga riconosciuto un ruolo per la Libia. Che l’Italia possa essere minacciata dalla Libia, non è – per ora – considerato un pericolo reale dalla Nato. Dalla Libia ci si può aspettare un’escalation di profughi sui barconi. E l’ultimo video sui migranti, diffuso dal britannico Daily Telegraph, è solo l’ennesimo documento – ammesso che sia autentico – di degrado umano, non di minaccia terroristica. I profughi sono frustati, colpiti con secchiate d’acqua, messi sotto tiro dei kalashnikov, e rinchiusi come prigionieri in una sorte di carcere in Libia. L’inferno sull’altra sponda del Mediterraneo.

Il Messaggero