Isis, la Francia bombarda in Siria. Hollande: distrutto campo di addestramento

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I Rafale francesi sono passati all’attacco in Siria dopo tre settimane di voli di ricognizione. Per «legittima difesa», hanno detto Francois Hollande e Manuel Valls, ricordando che nei «santuari» dell’Isis colpiti si preparavano attentati contro la Francia. Matteo Renzi ha ribadito lo scetticismo dell’Italia, che «non fa blitz e strike»:

«Bisogna evitare che si ripeta una Libia bis», ha avvertito da New York il presidente del Consiglio. L’offensiva è scattata mentre il presidente russo Vladimir Putin riaffermava il ruolo forte di Mosca nella regione, attaccando Barack Obama per il sostegno militare americano ai ribelli siriani, definendolo «illegale e inutile».

E alla vigilia del suo atteso incontro di domani con il capo della Casa Bianca, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, ha lasciato trapelare una nuova iniziativa congiunta con Iraq e Siria «sul fronte dell’intelligence e della sicurezza, in chiave anti-Isis». L’apertura del fronte siriano per la Francia – già attiva con i suoi caccia in Iraq, sempre contro l’Isis – potrebbe essere avvenuta già giovedì scorso contro Raqqa, considerata la roccaforte dell’Isis nel centro della Siria, secondo quanto riferisce Le Monde. «La Francia – ha dichiarato Hollande da New York – ha colpito un campo di addestramento del gruppo terrorista ‘Daesh’ che minacciava la sicurezza del nostro Pease». Per il capo dell’Eliseo, l’operazione ha coinvolto sei aerei ed è stata condotta nella zona di Deir Ezzor, in Siria orientale. Non ci sarebbero state perdite fra i civili nel raid condotto grazie alle informazioni raccolte nelle tre settimane di ricognizione oltre che a notizie «fornite dalla coalizione».

Per Hollande e Valls si tratta di «legittima difesa» e altri raid potranno seguire. Ma la Francia non abbandona la ricerca di una «soluzione politica e diplomatica» e «non esclude nessuno» dalla ricerca di una via d’uscita per «il futuro della Siria, che non può passare dal presidente Bashar al Assad». Il gioco diplomatico si fa invece più complicato alla vigilia dell’incontro Obama-Putin a New York. Renzi si è sfilato dall’iniziativa francese, come aveva fatto all’inizio dei voli di ricognizione tre settimane fa: «Non dobbiamo fare gli stessi errori compiuti in Libia, dove l’intervento armato non ha pagato e stiamo invece pagando i costi di una grave destabilizzazione», è la posizione dell’Italia. Putin, invece, è rientrato pesantemente nel gioco, attaccando Obama: il suo obiettivo è sempre quello di salvare Assad coinvolgendo Damasco negli sforzi internazionali per la lotta contro l’Isis.

Gli americani non hanno recepito la richiesta e il capo del Cremlino – in un’intervista tv alla CBS – ha accusato gli Usa di addestrare fino a 5.400 ribelli mentre «si è scoperto che solo 60 di questi combattenti sono stati addestrati e solo 4 o 5 hanno armi». Putin ha ribadito di puntare a mettere insieme «i Paesi della regione» per dar vita a «una sorta di quadro di coordinamento» contro i jihadisti in Siria e in Iraq. Si muove, in questo complesso quadro diplomatico, anche l’Iran, altro alleato forte di Assad, dicendosi pronto a discutere con Washington, Mosca e l’Europa un piano d’azione in Siria una volta sconfitto lo Stato islamico.

Alla tensione si aggiunge la preoccupazione per il ruolo dei foreign fighters, gli occidentali andati a combattere nelle file dell’Isis. Secondo fonti dell’intelligence americana citati dal New York Times, in un anno il loro numero è raddoppiato: sono ormai almeno 30.000 (250 dagli Usa) e crescono al ritmo di un migliaio ogni mese.

Il Messaggero