Iran-Usa, c’è l’intesa sulle armi nucleari «Un giorno storico» Stop alle sanzioni

Nucleare

La cornice dell’accordo sul nucleare iraniano è stata disegnata, ma il quadro è ancora in gran parte da comporre. Il capo della diplomazia europea Federica Mogherini ha annunciato i progressi compiuti dal podio di Losanna, al termine dei sette giorni di negoziato finale. Accanto a lei c’era un raggiante Javad Zarif, ministro degli Esteri di Tehran. «Abbiamo trovato un’intesa sui parametri generali, ora possiamo ricominciare a scrivere da subito i dettagli che la comporranno».
La delegazione iraniana si è impegnata a spegnere due terzi delle centrifughe (da 19.000 a 6.104), e a sospendere le attività di arricchimento in tutte le centrali del paese, con la sola eccezione di quella di Natanz, la quale sarà dedicata ad attività pacifiche. In cambio Usa ed Europa cancelleranno l’intero pacchetto delle sanzioni economiche che negli ultimi anni sono state comminate contro il paese in risposta al controverso programma nucleare. Le tre risoluzioni Onu che oggi le governano convergeranno in una nuova, liberatoria delle precedenti.
Questi termini, ha ricordato la Mogherini sono condizionati al perfezionamento dell’accordo, che dovrà essere firmato entro la fine di giugno, e al mantenimento delle promesse che i delegati si sono scambiati nella sede svizzera. L’alto rappresentante per la politica Ue è stata la prima a twittare a fine conferenza: «Good news», buone notizie, con il quale ha anticipato che le nove ore di negoziato notturno tra Kerry e Zarif avevano prodotto l’accordo.
OBAMA SODDISFATTOAl suo annuncio ha fatto seguito la conferma del presidente iraniano Rohani, e poi quello di Barak Obama, che aveva atteso alla Casa Bianca la chiusura della conferenza. «Questo è un buon accordo, – ha detto il presidente americano- certamente migliore delle altre due soluzioni sul tavolo: l’apertura di un nuovo fronte di guerra in Medio Oriente, o la prosecuzione del regime delle sanzioni più duro mai adottato, ma che non ha mai fermato l’attività nucleare iraniana». Obama parlava al Congresso di Washington, che fino a ieri ha osteggiato con grande scetticismo il negoziato, e che potrebbe ora ostacolare la rimozione delle sanzioni. I leader repubblicani in attesa di conoscere i dettagli, hanno già fatto sapere che vorranno essere parte del processo di approvazione dell’accordo.
John Kerry, per il quale si comincia a parlare di una possibile candidatura al Nobel per la pace, ha promesso che «non ci sarà un tramonto» nei prossimi tre mesi sulla linea dell’accordo, e che la strada della costruzione di un arma nucleare è stata «pulita da ogni possibile scorciatoia» nel corso del negoziato. Poco più di un anno fa i due paesi non si parlavano e si consideravano a vicenda i peggiori nemici. Ora, nonostante i sospetti e i contrasti, stanno cavalcando insieme la linea sottile di una diplomazia che potrebbe cambiare il corso della storia.

Il Messaggero