Ior, il Papa chiude 762 conti irregolari

CSI DA PAPA FRANCESCO

CITTÀ DEL VATICANO I grattacapi per Papa Francesco non sono finiti. Stavolta le angustie sono di natura finanziaria e gestionale. Se prima il grande problema al di là del Tevere era di garantire al più presto trasparenza ed efficienza, soprattutto allo Ior e alle altre strutture economiche, la cui amministrazione aveva dato luogo a scandali di varia natura, ora, a rivoluzione avviata, ai piani alti del Vaticano si cominciano a temere pesanti contraccolpi finanziari e, in prospettiva, un evidente indebolimento della solidità economica.
I bilanci resi noti ieri mattina sono un campanello d’allarme. Il bilancio consuntivo consolidato della Santa Sede per l’anno 2013 si è chiuso con un deficit di 24 milioni di euro (causato, spiegano, prevalentemente dalle fluttuazioni negative dell’oro per circa 14 milioni di euro). Per fortuna a coprire il deficit è intervenuto il florido Governatorato. La struttura che una amministrazione autonoma ed indipendente ha chiuso con un saldo attivo di 33 milioni di euro, 10 milioni di euro in più rispetto all`anno precedente. Un risultato eccellente dovuto soprattutto al flusso dei visitatori dei musei vaticani. I bilanci sono stati approvati dal Consiglio dell’Economia che si è riunito sabato scorso. 
TRASPARENZA
Note dolenti anche per lo Ior. Nel 2013 l’Istituto per le Opere di Religione ha conseguito un utile netto di 2,9 milioni di euro. Praticamente un tracollo rispetto al risultato dell’anno precedente che era stato di 86,6 milioni di euro. A pesare sono state diverse voci, tra cui anche il prestito di 15 milioni di euro alla Lux Vide, la società di Bernabei, i 3 milioni per ripianare il debito a Terni, gli 8 milioni per il lavoro della Promontory. Una nota diffusa in mattinata ha aggiunto che il risultato deludente è stato influenzato da «oneri di natura straordinaria, da rilevanti rettifiche sul valore dei fondi di investimento gestiti da terzi negoziati nel 2012 e inizio 2013, e dalla forte diminuzione del valore dell’oro». Senza queste rettifiche, precisano alla banca vaticana, il risultato di esercizio sarebbe stato di 70 milioni di euro, ampiamente in linea con la media dei precedenti anni. Ma tant’è.
CORRENTISTI
I vertici dello Ior informano di avere bloccato i conti di 1.329 clienti individuali e di 762 clienti istituzionali in attesa che vengano forniti i dati richiesti. Inoltre sono stati chiusi rapporti con circa 3.000 clienti, per la maggior parte clienti che non utilizzavano da anni il conto e avevano depositato cifre minime. Accanto a questo sono anche cessati rapporti con 396 clienti dopo la decisione del Papa di restringere le categorie di clienti dell’Istituto. Niente ambasciate, niente politici, niente finanzieri, niente lobbisti. Impossibile però sapere la loro identità. Top secret. La cessazione dei rapporti con questi 396 clienti ha determinato un deflusso di fondi per un totale di 44 milioni di euro (l’88% è stato trasferito a istituzioni italiane). Altri 359 rapporti che non rispondono ai criteri stabiliti, per un saldo di 183 milioni, sono in chiusura e sottoposti alla relativa procedura. Al 31 dicembre lo Ior aveva 17.419 clienti; 5.043 istituzioni cattoliche, cui fa capo più dell’80% degli asset under management, e 12.376 individui, che rappresentavano meno del 20%. Il calo dei clienti registrato corrisponde a una contrazione del totale dei relativi attivi, pari al 5,9%. I cambiamenti in atto nella banca, tuttavia, stanno portando alcuni importanti ordini religiosi a spostare progressivamente il proprio patrimonio. La motivazione è di lavorare meglio nei territori di missione. Il Papa, intanto, ha deciso di cambiare il presidente, il tedesco Ernst von Freyberg e l’intero consiglio. Il cardinale Pell, Prefetto per l’Economia, ha indicato il finanziere belga de Franssu a sostituire Freyeberg. 

IL MESSAGGERO