«Io più emozionato se vince la Juve»

Michel_Platini

Piazza Castello è piena di vita: studenti in gita, turisti, cittadini a passeggio. Una trentina d’anni fa il salotto di Torino si riempiva di tifosi per festeggiare i trionfi della Juve di quel signore che con un sorriso largo così scende da una macchina a pochi passi da Palazzo Madama e si guarda un attimo intorno socchiudendo gli occhi quasi a voler tornare indietro nel tempo. Michel, ricordi quelle vittorie, da quelle feste, da quelle gioie? Michel Platini, nella veste istituzionale di presidente dell’Uefa, concede poco al romanticismo, ma non può nemmeno fare finta che per lui Torino sia una città come le altre e soprattutto che la Juve sia una squadra come le altre. Tempo fa disse che prima di lasciare l’Uefa gli sarebbe piaciuto consegnare una coppa alla Juve: si parlava di Champions League, ma l’Europa League può rappresentare adesso un validissimo allenamento. Sembrava impossibile che la squadra di Conte potesse avere quest’anno la possibilità di giocarsi in casa il secondo trofeo continentale e invece è ormai a un passo dall’appuntamento conclusivo. Destino, chissà: gli errori nelle partite con Copenaghen e Galatasaray, la neve di Istanbul, il rinvio, i trattorini sul campo, il casuale gol di Sneijder. Se era tutto scritto, lo scopriremo nelle semifinali con il Benfica e poi eventualmente contro la vincente di Siviglia-Valencia. Per adesso la Juve spera che sia proprio così e che Platini possa davvero consegnarle il trofeo tra meno di un mese.

La coppa Ieri a Torino (nella Sala del Senato di Palazzo Madama) si celebrava la consegna della Coppa Uefa dai detentori del Chelsea al sindaco della città che il 14 maggio ospiterà la finale dell’Europa League. Piero Fassino, ricevendo da Paulo Ferreira (che ha chiuso la carriera proprio con il successo europeo dello scorso anno) e Simon Holland (assistente di Mourinho) il prestigioso trofeo, si lascia scappare l’inevitabile battuta: «Vinca il migliore, ma sappiamo bene per chi tifiamo e da chi vorremmo vedere alzare la coppa». Platini lo bacchetta subito: «Nel 2010 feci questa cerimonia ad Amburgo e la squadra della città si era qualificata per la semifinale. Beh, non arrivò in finale». Il club tedesco fu eliminato dal Fulham che poi perse l’ultimo atto contro l’Atletico Madrid. Scongiuri in sala. Fassino ride forse per esorcizzare il pericolo, lo stesso fanno il presidente della Figc Giancarlo Abete, l’ambasciatore della finale Ciro Ferrara e l’amministratore delegato della Juve Beppe Marotta. La coppa si prende ovviamente le attenzioni generali, ma in realtà l’osservato speciale è Platini. Il presidente dell’Uefa prende il microfono e racconta: «Nei miei anni torinesi non sono mai entrato in questa sala: era chiusa. Tutta la città è più bella di quando ci giocavo io. Sono contento che Torino ospiti la finale di una competizione che amo profondamente. L’Europa League è più vasta della Champions: tutti la giocano e tutti possono vincerla. E poi è l’unico trofeo che manca alla mia collezione: con la Juve vinsi la Coppa Campioni e la Coppa Coppe. La Coppa Uefa nemmeno la giocai».

Più emozionato Dopo la cerimonia Platini si concede solo ai microfoni di Mediaset: «L’Europa League è la coppa del cuore perché tutti i Paesi, tutte le città, tutti i club hanno l’ambizione di arrivare fino in fondo, mentre la Champions la vedono tutti ma se la giocano al massimo otto club. E quest’anno nella semifinale di Europa League sono arrivate quattro squadre che fanno un bellissimo calcio». Inutile provare a chiedere a Michel se tiferà intimamente per la Juve: «Io sono neutrale, da quando sono il presidente dell’Uefa sono un po’ più svizzero. Quindi alla cerimonia di premiazione chi viene viene. Darò la coppa a chi avrà vinto e certamente l’avrà meritata. Quello dell’incoronazione dei vincitori è sempre un momento bellissimo. Però se dovesse vincere la Juve sarò un po’ più emozionato». Se così fosse, la notte del 14 maggio Piazza Castello si riempirebbe nuovamente di tifosi festanti. Esattamente come 30 anni fa: 16 maggio 1984, finale di Coppa delle Coppe, Juve-Porto 2-1. La coppa finì tra le braccia di capitan Gaetano Scirea. Con il numero 10 correva felice in mezzo al campo un certo Michel Platini.

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