«Io killer pericolosa anche a casa? In 5 mesi non ho ucciso i miei figli»

ospedale

«Come ho appreso la notizia? Con sorpresa, anche stavolta non me l’aspettavo, ma con grande serenità. So di essere innocente e le indagini e gli accertamenti vanno tutti in questa direzione. Non ho mai ucciso nessuno. Alla gente ho sempre cercato di salvare la vita». Fausta Bonino, l’infermiera accusata di aver assassinato 14 pazienti dell’ospedale di Piombino con iniezioni di eparina, ha saputo della decisione della Cassazione davanti al mare di Rio Marina, all’Isola d’Elba, dove sta trascorrendo un periodo di vacanze con il marito Renato. La prima sezione penale della Suprema Corte ha accolto il ricorso della procura di Livorno e ha annullato l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Firenze con la quale era stata disposta la sua scarcerazione. Adesso i giudici fiorentini dovranno riesaminare il caso».
Teme di tornare in carcere, signora Bonino?
«No, come dice il nostro avvocato Cesarina Barghini le nuove indagini e i nostri accertamenti stanno dimostrando la mia assoluta innocenza».

Però la procura di Livorno ritiene che lei sia socialmente pericolosa…
«La procura di Livorno ha scritto che io devo stare in galera perché potrei uccidere mio marito e i miei figli. Sono passati più di cinque mesi, mio marito è accanto a me (lui sorride scuotendo la testa) e i miei figli, se Dio vuole, godono di ottima salute».
Si sente vittima di un complotto?
«Credo ci sia stato un accanimento nei miei confronti, prima dei carabinieri e poi della procura. A giorni ci saranno altri esami (con la riesumazioni delle vittime, ndr) e, come dice il mio legale, sarà confermata la verità».
E qual è la verità, infermiera Bonino?
«Quella che hanno evidenziato i periti: l’eparina trovata fa parte di contaminazioni involontarie su alcuni cateteri e provette».
Lei ha dichiarato che guarderebbe negli occhi i parenti delle vittime ai quali ha espresso le sue condoglianze. Li ha incontrati?
«Non spetta a me chiedere d’incontrarli. Se vorranno sarà un piacere parlare con loro e abbracciarli».
Ha avuto problemi in questi mesi di libertà, l’hanno guardata con diffidenza?
«Ho avuto solo testimonianze di stima e di affetto, soprattutto da chi mi conosce. Anche il sindaco di Rio Marina ha espresso pubblicamente la sua solidarietà e mi ha dato il benvenuto nel suo comune. Mi ha fatto molto piacere».
Il procuratore di Livorno, Ettore Squillace Greco, non ha voluto commentare la decisione della Cassazione. «Noi non facciamo i processi a mezzo stampa», ha detto. Aggiungendo che «come privato cittadino mi auguro che ora non si parli di “sberle” della Cassazione al tribunale del Riesame. Le decisioni dei giudici si possono impugnare, criticare, ma vanno sempre rispettate. Auspico che in questa vicenda si acquisiscano maggiore misura e sobrietà nelle valutazioni e nei giudizi».

Corriere della Sera