«Io e Antonio, stesso sogno Lo realizzeremo alla Juve»

ANTONIO CONTE AGNELLI

«Quando chiesero al grande scrittore Eduardo Galeano come avrebbe spiegato la felicità a un bambino, rispose che al bambino avrebbe semplicemente dato un pallone per farlo giocare». Andrea Agnelli ha raccontato così l’importanza del calcio nella società odierna, durante il suo intervento di ieri all’Unesco, a Parigi, per illustrare due dei dieci progetti scelti dall’agenzia Onu nell’ambito della promozione dei diritti umani e della lotta al razzismo. Il primo, «Un calcio al razzismo», garantisce borse di studio per iniziative di under 25 finalizzate a promuovere l’integrazione. Il secondo, «Gioca con me», apre invece le porte della scuola calcio della Juve a 22 bambini a rischio emarginazione. Programmi che permettono al club bianconero di affermarsi come società leader nella lotta alle discriminazioni, anche a livello internazionale.

«Avanti con Conte» Giù dal palco e davanti a un muro di cronisti, il presidente della Juve chiude invece la questione Conte: «Il percorso futuro della nostra squadra sarà certamente con Conte in panchina. Il rapporto è ottimo, al di là del fatto che abbia un altro anno di contratto. Abbiamo cominciato insieme quasi tre anni fa per seguire un percorso individuato congiuntamente, abbiamo anche iniziato a vincere in anticipo rispetto ai programmi. E per Conte e per la Juve vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Il sogno di Antonio e il sogno mio coincidono, cercheremo allora di realizzarlo insieme». In perfetto stile Agnelli. Poche parole, grande fiducia e libertà d’azione ai vari collaboratori, quindi rarissimi interventi risolutivi in prima persona. Ma quando il figlio di Umberto si espone e prende pubblicamente posizione siamo quasi sempre a una svolta fondamentale, societaria o squisitamente tecnica. Dopo il primo disastroso anno della sua gestione, per esempio, convocò una conferenza stampa nella quale negò alla piazza infuriata la testa di Marotta («Resta, senza discussioni»). Un mese dopo scelse di sua iniziativa Conte per il post Delneri, e fu l’inizio della rinascita. La scorsa estate, poi, risolse in tre ore di incontro i «mal di pancia» del tecnico leccese, sfiancato da una squalifica mai digerita e dunque tentato da nuove esperienze all’estero. Infine, l’uscita parigina di ieri e il gran sospiro di sollievo del popolo juventino, per nulla sereno negli ultimi tempi riguardo al futuro dell’amatissimo Conte: tante mezze frasi, il continuo rinviare ogni discorso di rinnovo, le prime offerte shock dall’estero (Monaco pronto a offrire un triennale da sei milioni a stagione) e infine quelle voci messe lì, anche incontrollate, che raccontavano di un rapporto non più così saldo fra tecnico e presidente. Si narra che ogni cosa si sia sbloccata all’indomani di Juve-Chievo del 16 febbraio, giorno dell’attacco di Conte a Capello, con indigesto richiamo agli scudetti revocati. Agnelli venne descritto infuriato. Invece, passata la nottata, i due si ritrovarono in sede a prendere un caffé insieme e a spazzare ogni residuo di potenziale equivoco. La polemica, di fatto, non decollò. Ma soprattutto sembra che proprio in quell’occasione sia stato stretto un nuovo patto: avanti insieme verso il salto di qualità pure in Champions League.

Rivoluzione tattica L’assalto all’Europa che conta passa appunto per il rinnovo del contratto (5 milioni di euro a stagione fino al 2017?) e per una vera e propria rivoluzione tattica. Nella prossima stagione si cambia sistema: 4-2-3-1 e 4-3-3 le linee guida. Dunque, meno difesa a tre e forze fresche sulle fasce: rinforzi comunque in ogni reparto, grazie anche all’eventuale ricchissima cessione di Pogba. Dietro, sono già nel mirino i centrali Ranocchia, Alex, Hummels e Vermaelen, oltre agli esterni Coentrao e Basta. In mezzo al campo, occhio a Guarin e Pereyra. Più avanti, ecco Van Persie, Morata e le ali Cuadrado, Nani, Menez («A fine stagione lascio il Psg, non rinnovo»), Di Maria e Cerci, senza trascurare il possibile rientro alla base di uno fra Berardi e Gabbiadini. «Ma intanto – prosegue Agnelli – è nostra volontà onorare l’Europa League: è importante, porta punti per il ranking Uefa e c’è un tocco di romanticismo nella finale che si giocherà in casa nostra». Infine, capitolo “Financial fair play”: «Non c’è concorrenza sleale. L’Uefa ha due camere di giudizio, spetta a loro. Le regole sono state condivise dall’ECA, che dà il pieno appoggio. L’importante è che parametri e sanzioni vengano applicati».