Inzaghi, prima da vero Milan

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Cinico e spietato. Proprio come Inzaghi. Due tiri in porta, due gol e poi un rigore. Il Milan parte con il botto infliggendo alla Lazio un 3-1 troppo severo. Ma al cospetto di Silvio Berlusconi e Fernando Torres, il nuovo tecnico del Milan, regala una prova di carattere e orgoglio; da uomini veri, insomma, quelli, parole di Pippo, che sono capaci di raggiungere gli obiettivi. Alla Lazio e a Pioli non resta che mordersi le mani: troppo tardiva la reazione e incredibile il numero di gol sbagliati fino al 95’. Ma la storia è la storia. Perché alla fine per i tifosi rossoneri pare contare di più Inzaghi che viene accolto da San Siro come se dovesse giocare.

Al suo esordio da allenatore in serie A, il “vero” 9 schiera il “falso” Menez, tra El Shaarawy e Honda. Conoscendo la forza offensiva della Lazio non rischia l’intraprendenza di Armero e si affida a Bonera, altro pezzo di storia, sulla sinistra della difesa. Il modulo, 4-3-3, è speculare a quello della Lazio. Pioli punta sulla velocità di Candreva e Keita, con il campione del mondo Klose nei panni del falco. Occorre poco tempo per dare una lettura alla partita. Per entrambe volontà e temperamento funzionano più della manovra, troppo grezza per meritare una valutazione.

HONDA, CHE PARTENZA — La Lazio parte come un fulmine con l’uomo che fa la differenza. Candreva sulla fascia destra propone il meglio del suo repertorio: precisione nel cross abbinata allo scatto. Gli stessi segni particolari di El Shaarawy che inventa il gol del vantaggio dopo soli 7 minuti. Il Faraone raccoglie l’invito di Bonera e con una imperiosa discesa si beve Basta e De Vrij ad ampie falcate per poi allargare di esterno destro a Honda, lento ma deciso nel battere Berisha. Un contropiede che esalta Inzaghi, perché nell’azione del gol c’è tutto il suo pensiero, ma che fa inferocire Pioli tradito da una difesa distratta. Il capolavoro di El Shaarawy è tutto sommato l’unico guizzo convincente di un primo tempo equilibrato, in cui il Milan sa esaltare compattezza, soprattutto in difesa, e spirito operaio, con un De Jong insuperabile, mentre la Lazio fatica a riordinare le idee rinunciando a martellare il nemico sulle fasce.

RIPRESA — La ripresa propone un copione diverso. La Lazio parte forte, ma deve fare i conti con l’organizzata difesa rossonera. Anzi, rischia sul contropiede di Honda di subire il 2-0, ma Cana in velocità interrompe la cavalcata del giapponese. Dopo un tiro di De Vrij oltre la traversa, il Milan raddoppia all’11’ con una spaccata di Muntari, su assist di Abate. E’ a questo punto che Pioli decide di disfare il suo tridente: fuori Klose e Keita per Djordjevic e Anderson a caccia di una complicata rimonta. Ma al minuto 19’ Menez si procura un rigore che trasforma alla destra di Berisha. Il 3-0 punge nell’orgoglio la Lazio che accorcia con un’autogol di Alex, intervenuto nel fraseggio tra Candreva e Djordjevic. Inzaghi, che non è soltanto un marpione dell’area di rigore, avverte scricchiolii e sostituisce Muntari e Honda con Essien e Armero, perché la Lazio prova in tutti i modi a battere Diego Lopez. Da sottolineare il colpo di testa di De Vrji, l’occasione di Mauri subentrato a Lulic e quella più limpida di Candreva. L’assalto al fortino milanista è palpitante, soprattutto nell’ultimo minuto di recupero quando Diego Lopez si esalta sul rigore di Candreva, che subito dopo spreca a lato di testa da due passi. Una serie incredibile di gol mangiati. Il cinico e fortunato Inzaghi può esultare.

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