Inzaghi, difesa e attacco «Lavoriamo poco? Venite pure a vederci»

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Milanello. Milan togliti la maschera. È l’Inzaghi pensiero nell’ultimo giorno del carnevale ambrosiano.

Vigilia della sfida con il Cesena, ma soprattutto chiusura di un’altra settimana complicata che ha lasciato il segno nelle parole e nello sguardo di Filippo Inzaghi. Confermato ancora nel vertice Berlusconi-Galliani “fino a fine stagione”, fiducia rinnovata dallo stesso presidente nella telefonata di venerdì mattina «Alle 8.15 per avvisarmi che non poteva venire a Milanello, era molto dispiaciuto», ha rivelato Inzaghi. Che dice di tirare dritto per la sua strada «Poi vedremo quello che succede, non penso all’esonero». A meno di una «catastrofe biblica», Galliani dixit, passerà anche il Cesena in un giochino a cui c’è solo un modo per mettere fine: vincere per dare quella svolta richiesta anche dalla società.

Lo sa bene Inzaghi che vuole ritrovare l’identità di gioco. Ma anche un’anima provinciale che spiega quel «dobbiamo imparare a vincere anche giocando male», una sorta di dogma, perché è anche così che una squadra diventa grande. E ribadita anche in un paio di passaggi chiave delle sue parole. Un riferimento temporale «due mesi fa» e uno prestazionale «le gare con Napoli e Roma». Prima di Natale e soprattutto in quelle due sfide, con solo un giocatore cambiato nell’undici titolare, per Inzaghi la squadra aveva trovato quadra e continuità di gioco. Poi sono arrivati infortuni e squalifiche a togliere certezze a un gruppo che ha pagato anche la trasferta di Dubai con il richiamo di preparazione fatto a gennaio. Ma su una cosa Inzaghi non ci sta, sull’accusa di scarso lavoro in allenamento: «Venite a vederci, è assurdo», l’affondo dell’allenatore che poi si toglie un altro sassolino quando si entra nelle questioni tattiche, vedi cambio di modulo. Gli spifferi di Milanello non vanno giù all’allenatore «perché queste sono cose nostre, ma al Milan è sempre così. E comunque non è un problema di numeri, ma di atteggiamento e voglia».

Sta di fatto che contro il Cesena la certezza sono le due punte. Destro sicuro, per il resto si può scegliere, anche Menez nei ballottaggi come Honda, Bonaventura e Cerci la soluzione “azzurra”, mentre la vera emergenza è in difesa con appena cinque disponibili per quattro posti. E di fronte ci sarà quel Cesena, nel suo momento migliore come l’Empoli una settimana fa, ma che soprattutto ha fatto due punti in più del Milan in questo 2015. E come non bastasse i rossoneri ne hanno fatto solo uno in più del Parma.

Per Inzaghi basterebbe che la squadra facesse vedere a San Siro quello che fa in allenamento a Milanello per ripartire. «Poche parole, servono fatti», l’arringa del tecnico che si prende le responsabilità e non si cura delle critiche perché con la svolta tutti salirebbero di nuovo sul carro, non allegorico, dei vincitori. Dove c’è spesso stato anche Gullit, ieri in visita a Milanello. «La filosofia dei giovani è giusta. In Italia ora è difficile far arrivare campioni». Però poi aggiunge che «la squadra deve sempre migliorare». C’era riuscita questa squadra quando «Il 90 per cento della rosa era a disposizione», ricorda Inzaghi. Allora si parlava di terzo posto, ora non si pensa al quinto e ci si accontenta di togliere al Milan una maschera da incubo.

Il Giornale