Intesa Pd-Grillo. La Consulta si sblocca

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La trentaduesima votazione è quella buona. Dopo trentuno fumate nere il Parlamento riunito in seduta comune riesce finalmente ad eleggere i tre giudici costituzionali di nomina parlamentare vacanti. Si risolve così uno degli stalli più lunghi sulla Consulta. A sbloccare involontariamente la situazione è Renato Brunetta, che in Aula a Montecitorio litiga con Matteo Renzi, inducendo il premier e segretario del Pd a chiudere l’accordo col MoVimento 5 Stelle. Alla fine i giudici eletti sono Augusto Barbera (581 voti) per il Pd, Franco Modugno (609) indicato dai grillini e Giulio Prospeteretti (585) in quota Area Popolare. Il quorum richiesto era di 571 voti, alla fine il più votato è il giurista indicato dai grillini.

Sulla Corte Costituzionale si ripete lo schema Mattarella: nel gennaio scorso furono la minoranza Pd e Sel a mettere fuori gioco Forza Italia, stavolta i grillini. Fuori dalla terna Francesco Paolo Sisto, dentro Modugno, con i grillini che portano anche i voti decisivi per eleggere Prosperetti superando l’impasse dovuto alle divisioni centriste.

A innescare la rottura tra FI e Pd, come detto, è il capogruppo azzurro a Montecitorio, che in Aula litiga apertamente con Renzi. Brunetta dal suo banco urla dure critiche al premier durante il suo intervento sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo, criticando la legge di Stabilità e definendo le misure contenute «mance» e «marchette». Dura la replica di Renzi: «Se lei definisce tutto quel che facciamo una mancia indecente, mi costringe a richiamare la storia parlamentare. Noi diamo 80 euro alle forze dell’ordine che non hanno redditi milionari. Come si fa a parlare di mancia quando mentre lei era ministro della Funzione pubblica avete bloccato i contratti delle forze di sicurezza? Come si fa a prendere in giro il Parlamento? Noi abbiamo sbloccato quel che voi avete bloccato!. Onorevole Brunetta la prego torni in sé!». Poi Renzi rincara la dose: «Offende l’intelligenza degli italiani dicendo che la legge di Stabilità è piena di marchette. Il fatto che lei urli in quest’Aula non può che rendere disgustoso agli occhi degli studenti il suo intervento. Ma non mi fermerà. Noi tra Brunetta e la povera gente staremo sempre con la povera gente».

Incidente irrecuperabile e addio intesa sulla Consulta. Il Pd vira così sul M5S, blindando l’accordo sulla terza Barbera, Modugno e Prosperetti. Un accordo ratificato col voto favorevole delle assemblee dei gruppi Pd e M5S. Forza Italia non ci sta e annuncia che non parteciperà alla votazione. Col leader Silvio Berlusconi che tuona: «È molto grave che la Consulta non abbia al suo interno nemmeno un giudice che sia del centrodestra, che oggi tra gli elettori è la componente più importante». Ma nel partito azzurro cresce ancora di più il malumore nei confronti dell’operato di Brunetta, il cui ruolo da capogruppo era stato messo in duscussione appena una decina di giorni fa.

Così, mentre FI è nel caos, nel Pd si parla di una varco aperto con i grillini. «Ma è chiaro che con i Cinque stelle si dovrà necessariamente parlare, sono l’unica opposizione rimasta, FI si sta frantumando», spiegano fonti Dem. L’accordo tra Pd e M5S sui giudici della Corte Costituzionale «è il ripristino di una elementare logica costituzionale che stabilisce che le istituzioni devono avere la cura di tutti», per Pierluigi Bersani. Anche se Beppe Grillo gela il Nazareno: «Il Pd è il nostro nemico giurato». Del resto la mozione di sfiducia alla ministra MAria Elena Boschi presentata dopo lo scandalo Banca Etruria e calendarizzata alla Camera per domani mattina vedrà opposti proprio Pd e M5S.

Il Tempo