Inter, società, tecnico e giocatori: chi ha portato la squadra a fondo?

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La zona retrocessione è lontana solo 5 punti (anche se l’Europa League è a 4). Le sconfitte stagionali sono già sei, su dodici gare. Il momento all’Inter è nerissimo. Come è finita in questa situazione una società che puntava al rilancio (anche con pesanti investimenti economici)? Cerchiamo tutte le possibili colpe.
COLPE DELLA VECCHIA PROPRIETÀ — La stagione è cominciata male perché l’estate è stata un disastro. Tournée estiva prolungata, per recuperare dollari e (nei progetti di espansione del marchio) tifosi “lontani”, poca o nessuna preparazione, ma soprattutto il caso Mancini. Il tecnico è rimasto in sella fino a inizio agosto, ma per mesi è stato separato in casa. Le “malelingue” dicono che Thohir spingesse da tempo per De Boer, di sicuro il Mancio si è sentito a fine corsa, e il lavoro estivo praticamente non è stato impostato. Se si voleva cambiare, bisognava farlo prima.
COLPE DELLA NUOVA PROPRIETÀ — Suning ha investito tanto, ma è partita dai giocatori, lasciando un presidente e almeno un pezzo di società (l’a.d. Bolingbroke) in scadenza. Il caos di queste ore, in cui non si capisce chi dovrebbe decidere l’esonero del tecnico e il suo eventuale sostituto, racconta di un’area tecnica e soprattutto di un vertice ancora piuttosto nebulosi.
COLPE DEL MERCATO — Oggi inizialmente in panchina c’erano Ansaldi, Candreva, Banega e Gabriel Barbosa. Ovvero quattro quinti del mercato estivo: dentro solo Joao Mario, peraltro pure lui negativo a Bergamo. Fatti i necessari distinguo (per Candreva si trattava di turnover, Ansaldi è entrato) restano il mistero Gabigol, pagato tanto, presentato come un iPhone9, ma visto solo per pochi minuti in campo e l’equivoco Banega. Ever non è mai sembrato il giocatore adatto per il tecnico olandese e la sua collocazione in campo resta un mistero insoluto.
COLPE DEL TECNICO — Sono quelle, oggi come oggi, più sotto gli occhi di tutti: l’assenza di equilibrio iniziale è stata sostituita gradualmente con l’assenza totale di una qualsiasi idea di gioco. De Boer dopo le illusioni della vittoria con la Juve non ha trovato una quadratura e da allora ha sbagliato tante scelte, anche di uomini. Gli automatismi difensivi sono lontanissimi, a livello psicologico i giocatori non sembrano motivati.
COLPE DEI GIOCATORI — La rosa intera non è certo immune da colpe: tanti errori individuali, oltre che quelli di reparto (l’ultimo, enorme, di Santon), poco o nessun movimento senza palla, forma fisica rivedibile e scelte sbagliate. In più il gruppo probabilmente non è proprio compatto, anche perché ci sono seconde linee dimenticate o sopportate (sul mercato non si è riusciti a venderli). E certi comportamenti fuori dal campo e sui social non aiutano.
COLPE DEI TIFOSI — A tutto questo si aggiunge la questione Icardi. La contestazione al capitano, la Curva Nord e il resto dello stadio divisi: a Bergamo Icardi (tranne il gol annullato) non ha mai tirato verso la porta. Senza entrare nel merito, una grana che non ha aiutato.
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