Inter essenziale, Napoli esagerato

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Ancora di misura (e fanno 4 su 4) e ancora senza entusiasmare sul piano del gioco, ma l’Inter porta a casa un’altra vttoria pesante e prosegue il suo cammino senza macchia in vetta alla classifica. Sul campo di una delle rivelazioni di questo primo scorcio di stagione, il Chievo di Maran, risolve una zampata di Icardi a fine primo tempo. Il resto lo fa la compattezza di una squadra che concede poco ad avversari che fin qui, a detta di molti, avevano giocato il miglior calcio della serie A, mantenendo inviolata la porta di Handanovic per la terza partita su 4. I sofisti che avevano storto il naso fino alla settimana scorsa di sicuro non l’avranno raddrizzato ieri, ma concretezza e solidità contano più dell’estetica nel calcio, da sempre. E non c’è squadra che abbia esaltato questi concetti più dell’Inter, finora.

Prendete il Napoli, ad esempio. Segna 10 gol in 4 giorni (tra Europa League e campionato) e tutti a stropicciarsi gli occhi, noi per primi. Perché la lezione di calcio impartita alla Lazio ieri sera è stata di quelle che restano a lungo nella memoria (anche l’inconsistenza della squadra di Pioli a dire il vero, ma sorvoliamo). Il fatto è che… non è così che si vincono i campionati. Per carità, ben vengano i 5-0, soprattutto se hai il disperato bisogno di un risultato confortante per credere in quello che stai facendo. Ma che il Napoli fosse in grado di sfoderare occasionalmente prestazioni del genere lo sapevamo già. Ne aveva regalate diverse anche con Benitez nel recente passato. Noi ci convinceremo del salto di qualità di questa squadra quando la vedremo vincere 3-4 partite 1-0 giocando male. Perché alla lunga sono quelle a fare davvero la differenza, con buona pace dei sofisti di cui sopra.

Era da 15 anni che il Napoli non arrivava alla quarta giornata a digiuno di successi e a stapparlo ci ha pensato Higuain. Il cui ricordo più fresco della Lazio era anche il più doloroso: quel rigore sbagliato il 31 maggio nello spareggio-Champions che aveva spento i sogni di terzo posto nella scorsa stagione. Ma resta anche l’unica macchia in un ruolino per il resto spaventoso. Con la doppietta di ieri il Pipita è salito a quota 10 gol rifilati ai biancocelesti in appena 5 partite di campionato (più uno in Coppa Italia, per sovramercato). Vale a dire più di un quarto del suo intero fatturato realizzativo in serie A (39 reti). Una tassa, né più né meno. A completare la beneficiata hanno pensato un incontenibile Insigne, un altro inserimento vincente di Allan (secondo centro consecutivo) e il gol della staffa di Gabbiadini. Il tutto dopo la virata verso il 4-3-3, che già tanto male aveva fatto al Bruges giovedì. Solo un caso? Sì, a sentire Sarri, che ieri ha liquidato così la questione: “E’ un modulo che ci dà maggiore solidità difensiva. E nulla più”. Hai detto niente… Era proprio quella a mancare al Napoli, che davanti ha talmente tanta qualità da poter trovare il gol con qualunque sistema. Infatti sbaglia chi si concentra sui 10 segnati in due partite, è lo zero alla voce gol al passivo la notizia più importante, per una squadra che ne aveva incassati almeno 2 in 9 delle ultime 10 gare a cavallo dei due campionati.

La Lazio invece ne ha imbarcati 9 in due trasferte, che diventano 13 in 4 contando anche le coppe. “Non possiamo essere questi”, ha chiosato Pioli. Che però, su come possa cambiare una squadra sul piano psicologico dopo una bruciante sconfitta ai playoff di Champions, potrebbe chiedere informazioni proprio ai suoi avversari di ieri. Perché alla Lazio quest’anno sta accadendo più o meno quello che accadde al Napoli l’anno scorso, dopo il ko di fine agosto con l’Athletic Bilbao. Non è questione di assenze (che comunque sono tante e pesanti: da Biglia a De Vrij, da Klose a Candreva), è questione di atteggiamento generale. E, per inciso, chi punta il dito sull’ultimo arrivato (il povero Hoedt, ridicolizzato da Higuain e compagni al San Paolo) commette un errore madornale, perché ad esporre il giovane olandese alla figuraccia di ieri è stata un’intera squadra ben più esperta di lui.

Ma di cose interessanti ne sono successe anche altrove, in questo quarto turno. A partire dalla prima vittoria in campionato della Juve, che perde per infortunio Morata ma ritrova un Pogba decisivo, oltre alla conferma dell’attuale imprescindibilità di Cuadrado, e si impone sul Genoa a Marassi. Per proseguire con la battuta d’arresto della Roma, fermata sul pari all’Olimpico dal Sassuolo per il terzo anno consecutivo. Totti raggiunge quota 300 gol in giallorosso, ma i meccanismi difensivi vanno ancora registrati. E se c’era una squadra in grado di metterli a nudo era proprio quella di Di Francesco, che prosegue imbattuta il suo cammino all’insegna di un’organizzazione di gioco invidiabile, frutto della continuità. La stessa che consente al Torino di “sdraiare” la Sampdoria in un primo tempo da dvd, per poi proteggere senza particolari affanni la doppietta dell’ex Quagliarella e rimanere solo al secondo posto. E questo grazie al successo in rimonta del 30 agosto sulla Fiorentina, che le altre tre sfide le ha vinte tutte e ieri ha capitalizzato il guizzo isolato di Babacar nella “sua” Modena (dove si era rivelato in B con i canarini) per aver ragione del Carpi e issarsi in terza posizione.

E poi c’è il Milan, che con Kucka adesso ha un centrocampo che somiglia quasi a un centrocampo, si gode un Bonaventura tuttofare e in Bacca ha trovato anche l’uomo in grado di buttarla dentro mascherando i limiti della squadra. Che sono ancora parecchi, come certifica la doppietta della rivelazione Hiljemark (3 gol in 2 partite per lo svedese del Palermo), ma che almeno stavolta non sono costati punti a Mihajlovic. Completano il quadro il successo in rimonta dell’Empoli a Udine, con un Saponara da urlo anche quando non segna (seconda sconfitta in due partite per Colantuono nel nuovo Friuli), il finale thrilling di Bergamo (Moralez all’89’, pareggio di Pisano per il Verona al 97′) e il guizzo da 3 punti di Mounier nella sfida tra le uniche due squadre ancora a secco: respira il Bologna, il Frosinone attende ancora i suoi primi punti in A.

La serie A prosegue a velocità di crociera, sul piano realizzativo. Ai primi due turni da 27 gol, ne sono seguiti due da 26, compreso questo. Quattro le doppiette, tutte da “+6”, visto che l’unico rigore concesso è stato quello trasformato da Pogba a Genova: autori Bacca, Hiljemark, Quagliarella e Higuain, con gli ultimi due ad accorciare sensibilmente le distanze nella classifica marcatori da Eder, ieri a secco per la prima volta in stagione (-1). L’autogol di Lamanna è il secondo stagionale, dopo quello di Vitiello in Palermo-Carpi, mentre Mounier e Politano sono gli unici “deb” assoluti tra i marcatori di questo turno in serie A. Per trovare un altro gol di Pisano, però, bisogna tornare indietro di quasi 3 anni: il primo, e fin qui unico, l’esterno del Verona lo aveva realizzato a Cagliari il 13 gennaio 2013, con la maglia del Genoa.

La Repubblica